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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Il golfo dei poeti di Diego Cocolo 09/07/2006
 

 

 

 

IL GOLFO DEI POETI

E PORTOVENERE

Escursionismo

“La passione per la montagna è stata generata, il più delle volte, della fascinazione esercitata da luoghi struggenti. Molti di noi, soprattutto in tenera età, sono stati “stregati” nella mente e nel cuore da piccoli scampoli di natura ( un bosco, una cascata, un laghetto, un prato o pascolo, ma anche e soprattutto da una località marina) la cui forza di seduzione non può essere spiegata con le categorie classificate dalla scienza e dalla ragione. Angoli di natura diventano intraducibili nelle forme del linguaggio ordinario, manufatti costruiti da uomini in continuo rapporto dialogico con le forze naturali sembrano costituire una cosa sola con l'ambiente. Noi del CAI di Mantova, una volta l'anno, specialmente in primavere, la prima escursione la facciamo sui sentieri scoscesi e meravigliosi della vecchia e cara Liguria, nella regione delle “ Cinque Terre”

 

 Oggi, in questa giornata molto calda e afosa di questo giugno anomalo, sfogliando la nostra vecchia agenda di viaggio, abbiamo trovato degli appunti molto interessanti e relativi al Golfo dei Poeti, che ci hanno riportato indietro nel tempo e precisamente alla primavera di alcuni anni fa, quando con gli amici del CAI di Mantova, in una mattina serena dell'incipiente primavera, siamo partiti alla volta della vecchia e a noi cara Liguria, che ha un significato particolare, tanto che l'abbiamo definita la nostra seconda Patria. Si può dire che, per il nostro servizio istituzionale, conosciamo ogni città, ogni angolo, ogni borgo marinaro di questo micron cosmo che sa di sapore antico ma ogni volta che ci facciamo ritorno, ci ritorniamo con molto piacere. Quel mattino, appena lasciato il paesaggio allo sfondo le Alpi Apuane, siamo entrati in un paesaggio diverso, in un paesaggio verde di uliveti e punteggiato da casette rosa, al vertice della collina il vecchio e antico forte di Sarzanello, fatto erigere da Castruccio Castracani nel 1322, mentre a sud si trovano le rovine dell'antica città di Luni.

 

Da quella località, scende un sentiero tra le rocce, gli ulivi e piccoli appezzamenti o strette fasce, coltivati a vigneto. Sotto di noi, in un nirvana, che nella religione buddista, lo stato di imperturbabilità e beatitudine interiore, di quasi totale annullamento di sé, raggiunto attraverso il progressivo distacco dei desideri terreni, sorge Tellaro tra mare e cielo, tra le rocce e le montagne verdi, altissima, fino alle casette antiche che colorate che sbocciano dagli ulivi e si staccano sull'azzurro del cielo”: nelle parole del grande scrittore e amico carissimo Mario Soldati c'è tutto l'amore del regista per Tellaro, che ha scoperto l'incanto di questo antico borgo marinaro alla fine degli anni sessanta. Quando vi era giunto alla ricerca di un manoscritto dello scrittore inglese Conrad Lawrence, che aveva soggiornato agli inizi del Novecento a Fiascherino. Località nei pressi di Tellaro. Soldati non riuscì a trovare il manoscritto, ma s'innamorò del luogo che sorgeva nei pressi di Lerici, dove scelse di vivere in una villa proprio sul mare, che l'abbiamo definito un balcone panoramico, dove l'occhio si perde nel grande e profondo orizzonte.

 

 E' un fazzoletto di paese costruito sulla roccia: un abbraccio di case stinte dagli intensi colori pastello, di cortili invasi da azalee, rosmarino e salvia, di caratteristici e contorti carruggi e strette scalinate che scendono al mare. Tutti i borghi marinari della costa, in un certo senso si rassomigliano, le stesse case colorate, le stesse scalinate, gli stessi caratteristici affacci, le vie strette e gli antichi carruggi. Sembra un paesaggio astratto e metafisico, un paesaggio pittura, dove trovano aspirazione i poeti e i pittori della domenica. Abbiamo ammirato molto quel paesaggio incantato, stando seduti su di un muretto antico a riposare le nostre stanche membra, che sorge di fronte alla chiesetta a pelo d'acqua, che è come una nave statica che non si evolve; immobile da centinaia di anni, aspettando i pochi fedeli del borgo o qualche pellegrino come noi. Le spiaggette sono lì sotto di noi, dove le piccole onde vanno e vengono, una dopo l'altra, a infrangersi contro gli scogli, la più bella, come ci diceva il signor Baciccia, un vecchio pescatore dalla pelle indurita dal sole e dalla salsedine, che come noi, imperterrito continuava a fumare la sua pipa da vecchio lupo di mare: “La più bella spiaggetta è quella di Fiascherino, situata in una baia silenziosa tra il verde degli ulivi e i profumi della macchia mediterranea”

Dopo quel meritato riposo al cospetto del meraviglioso mare azzurro, salutiamo il vecchio marinaio e proseguiamo lungo la strabella che in poco meno di mezzora di cammino, raggiungiamo il Golfo dei Poeti.

 

 La storia della cittadina di Lerici si perde nella notte dei tempi, non sappiamo con precisione l'anno della sua fondazione, ma lo studio del suo antico nome "portus íliycis" che potrebbe derivare dal greco "Iliakos' (iliaco, troiano), ci induce a favoleggiare che la sua fondazione derivi da un gruppo di esuli della guerra di Troia.

“E non potrebbe essere altrimenti perché il territorio presenta numerose analogie con le coste greche e una bellezza dei luoghi degna di Venere, cui è dedicata una delle sue baie, chiamata Venere Azzurra. Lerici fu porto di approdo dei traffici greci e fenici, e la sua storia non ebbe mai momenti bui, semmai periodi ancora avvolti in un affascinante mistero. Lo stesso mistero che avvolge le origini del popolo etrusco cui Lerici fu particolarmente legata per la sua vicinanza a Luni.

  Attingiamo dalla storia antica che nel VII sec. a.C. il Golfo fu occupato dagli Etruschi che spaziarono da Pisa a Capo Mesco fondando la città di Luni cui Lerici per molti secoli legherà la sua storia. A tale proposito proponiamo alcune brevi righe di Pantero Pantera, sec. XVII (capitano marittimo autore di un inedito portolano che descrive la lingua attorno al 1620): "Lerice, terra non molto grande circondato da muri. Da questa terra si nominava anticamente questo Golfo Porto D'Erice, sì come si chiamò ancora Porto di Luna, da una grande città che vi era dell'ístesso nome.".

Per la sua importanza come porto, Lerici fu conteso dai romani ai liguri e da loro conquistato e utilizzato a scopo militare e commerciale. Lerici fu porto importante nel Medioevo, sempre legato al dominio del Vescovo di Luni: vi approdavano i viandanti, i pellegrini, i mercanti che volevano, attraverso il nodo nevralgico di Sarzana, raggiungere il nord Italia e il centro Europa. Una diramazione della Francigena porta a questo importante Golfo, poiché da Lerici partivano i pellegrini per S. Jacopo di Compostela e per Roma. A questo proposito da Lerici dipartono ben due vie romane o romee: una corrispondente all'attuale via che unisce Lerici a Sarzana, l'altra, che risale al tracciato dell'Aemilia Scauri poi Aurelia, unisce Tellaro fino a Lerici tramite un bel percorso tra ulivi e macchia mediterranea che tocchi numerosi siti di importanza storico-archeologica. Quello è il sentiero che la lunga e rutilante squadra degli escursionisti del CAI di Mantova, abbiamo percorso per giungere fin qui, in questo paradiso terrestre.

 La storia ci racconta inoltre, che Lerici fu utilizzata dai lucchesi per il traffico di pelli e stoffe, poi a lungo contesa tra Genova e Pisa nel periodo delle Repubbliche marinare.

Nel 1241, dopo la battaglia del Giglio, fu occupata dai pisani che edificarono il Castello e il borgo murato. Dopo quindici anni Genova la riconquistò e ampliò il Castello. Nel 1528 Lerici fu teatro di un avvenimento che cambiò le sorti dell'Europa: fu tra le mura di un suo palazzo che Andrea Doria si rifugiò e decise di passare dalla Francia alla Spagna, togliendo alla Francia il dominio sul Mediterraneo a favore della Spagna.

Tra il'600 e il'700 ebbe il massimo sviluppo urbanistico grazie alla presenza in Lerici di una nobiltà armatoriale che aveva le sue dimore nei borgo e di cui restano gli antichi palazzi e le ville. Nell'800 scrisse pagine gloriose della storia risorgimentale, tanto che Garibaldi chiamò la sua popolazione "la più forte e la più energica d'Italia'. Lo stesso Carlo Pisacane raccolse in Lerici nel 1857 otto suoi fedeli compagni per la spedizione di Sapri, ma chi più ne impersonò lo spirito risorgimentale fu Giuseppe Petriccioli che con Felice Orsini e Carlo Pisacane issò il tricolore sul Duomo di Milano dopo aver duramente combattuto sulle barricate delle 'Cinque Giornate".

Lerici, "La Perla del Golfo dei Poeti", situata nella parte estrema di levante della Regione Liguria, vi saluta con uno scenario caro a poeti e scrittori: la splendida collina costellata di borghi e di ville, le acque sempre cangianti e un mare dai mille volti ideale per la vacanza e gli sport nautici.

Bella da vedere e da scoprire questa cittadina rivierasca e collinare, tutta un dedalo di piazzette e di viuzze: qui l'antico è riservato, il nuovo non tende mai alla sopraffazione.

 

 

 

 

 

 PORTOVENERE.

 

Nel grande e meraviglioso Golfo di La Spezia, una vela bianca ci precedeva, spinta da un leggero soffio di vento, lasciando dietro di se una lunga scia bianca e seguita da uno stormo di gabbiani dal becco rosso. Il vaporetto sul quale stavamo navigando, si chiamava il “Gabbiano” e stava dirigendo verso Portovenere.

 

 Il luminoso e panoramico Golfo, è noto da tempo come il Golfo dei Poeti, perché tuttora meta ispiratrice per fecondi letterati, è un dolce anfiteatro: a ponente sono Portovenere con le sue isolette ed il territorio di Tramonti che conduce alle Cinque Terre, voltandoci indietro verso levante osserviamo l'incantevole Lerici, che abbiamo lasciato da poco, con i suoi panorami indimenticabili e più oltre le meravigliose e piccole insenature, che orlano il roccioso promontorio di Montemarcello, località immersa nel verde dei pini e degli ulivi, molto amata dai grandi scrittori e poeti come Byron Georg Gondon, Mario Soldati e la scrittrice francese Gorge Sand. Mentre il vaporetto solcava lentamente le placide acque azzurre della Baia, uno stormo di gabbiani ci seguivano lungo il percorso in segno di saluto. Di fronte a noi scorgiamo l'Isola della Palmaria, che appartiene a Portovenere, che è un grande blocco calcareo triangolare situato nel lato occidentale del Golfo di La Spezia.

 

Dopo il periplo di quelle stupende isole, nelle prime ore del pomeriggio siamo sbarcati sull'isola Palmaria in località Terrizzo, per effettuare un'escursione nei sentieri della più grande isola della Liguria. L'escursione prevedeva la salita al

 

 

Semaforo, straordinario punto panoramico di osservazione, attraverso sentieri spettacolari. Adriana ed io, non abbiamo preso parte all'escursione completa dell'isola e nella attesa del vaporetto che ci ha traghettato a Portovenere, abbiamo proseguito su di un comodo sentiero forestale e soprattutto panoramico, da dove si può ammirare un paesaggio senza pari, la cui vista abbracciava tutto il Golfo dei Poeti e di Portovenere. Seguendo i tornanti di quel sentiero, immerso nel verde dei pini, abbiamo visto che nei piccoli orti a fianco alle case, oltre all'ulivo germogliano rigogliose alcune piante di limoni carichi di succosi frutti, che impreziosivano quel luogo soleggiato di grande bellezza paesaggistico.

Il borgo marinaro di Portovenere, che fu definito il luogo dell'amore, non ha bisogno di essere ulteriormente illustrato, perché le sue bellezze parlano da sole.

Molto interessante però è la vista di questo caratteristico borgo, una passeggiata sul promontorio roccioso all'estremità dell'abitato per visitare, fra vecchie fortificazioni, la chiesa di S. Pietro.

Di fronte alla costa di Portovenere, oltre alla Palmaria si trovano altre due isole, il Tino e il Tinetto, che sono state incluse nel Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, non solo per la loro bellezza, ma anche perché vantano numerosi resti di monasteri eretti nei primi secoli del cristianesimo.

Appena sbarcati, Adriana ed io, dopo un frugale spuntino, una passeggiata distensiva sulla scogliera da dove si gode una vista stupenda del borgo marinaro e della bellissima chiesa di San Pietro e dulcis in fundus, un paesaggio bellissimo delle Cinque Terre.

Prima d'iniziare la lunga scalinata che porta alla chiesa romanica di San Pietro, sulla destra, dietro la muraglia difensiva, si trova la baia dei Colombi, dove il poeta romantico Lord Byron, soleva farsi il bagno in quelle acque fresche, limpide e profonde. Sopra di una di queste finestre panoramiche attraverso le quali si ammira la famosa baia, è stata posta una lapide commemorativa dedicata appunto al poeta Byron, dove si legge: “Grotta di Byron

Da quella posizione, alcuni anni fa, in occasione d'un'ennesima visita al borgo antico di Portovenere, armati di cavalletto, colori e pennelli, abbiamo dipinto un bellissimo scorcio panoramico della baia con lo sfondo delle Cinque Terre, che conserviamo nel nostro modesto studio.

Il caratteristico ed unico paesaggio della Liguria lungo la Riviera di Levante, tra le Cinque Terre e Portovenere, ha sempre attratto artisti, musicisti, scrittori e pittori. Il territorio delle Cinque Terre, che si estende per circa 15 chilometri da Monterosso al Mare a Portovenere, è caratterizzato da un profilo costiero aspro e irregolare, che è stato modellato dall'uomo nel corso dei secoli fino a ottenere un paesaggio unico. La successione di pendici montuose a picco sul mare, scandite da una serie di terrazzamenti coltivati, evocano panorami simili a quelli delle minuscole isole dell'Egeo Oggi, in questa giornata luminosa, riscaldata da un sole primaverile, con gli amici del Cai, abbiamo ammirato tutto questo, ma soprattutto l'immensità del mare e le bellezze naturali dell'isola della Palmaria. A procedere la lunga fila rutilante degli escursionisti sui ripidi sentieri dell'isola, abbiamo visto una giovane promessa del CAI, il bravo e baldanzoso Maurizio Turazza, che ha esordito per la prima volta in un incarico così importante, portando a termine con tanto impegno il suo difficile compito di aspirante guida del CAI. Bravo Maurizio! doverosamente ti meritavi questa piccola citazione

“Durante l'attesa degli amici escursionisti, ci siamo concessi una pausa sugli scogli della Baia di Lord Byron, per ammirare quel paesaggio infinito, mentre le onde del mare s'infrangevano fra gli scogli dove eravamo seduti. Mentre ammiravamo le piccole onde spumeggianti che si infrangevano contro la scogliera, sentivamo il rumore cupo e prolungato del mare, con il suo caratteristico muggito e il sibilo del vento della sera. Oh mio dolcissimo mare! Vorrei essere una barca per seguirti oltre l'orizzonte e sentire ancora la tua voce e il tuo rumore cupo e prolungato. Mi mancheranno le tue parole, il tuo respiro, il tuo cupo ruggito, il rumore fresco e spumeggiante delle tue onde, esse sono come le acque del fiume della vita, sono chiare come all'origine. Il principio e la fine hanno la stessa luce.

”Parlando del fiume della vita, cosi scriveva Romano Battaglia: “Ricordo quello che mi dicesti all'inizio: ” Nacqui in un giorno di primavera fra le montagne bianche di neve e il silenzio assoluto delle grandi altezze. Nella pace della montagna percepivo il respiro del Creatore”. Il poeta Eugenio Montale, un figlio prediletto della vecchia e meravigliosa Liguria, che conduce i lettori, con i suoi versi che non fanno concessioni al canto, in un labirinto di sillabe dai suoni aspri e duri, alla ricerca di un varco nel muro invalicabile di mistero che circonda la nostra esistenza, così faceva a scrivere a Portovenere questi versi:

 

 

 

Là fuoriesce il Tritone

Dai flutti che lambiscono

Le soglie d'un cristiano

Tempio, ed ogni ora prossima

È antica. Ogni dubbiezza

Si conduce per mano

 

 

 

 

 

 
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