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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Libri sull'acqua - I parte - di Milvia Comastri 22/07/2006
 

        451 gradi Fahrenheit la carta brucia brucia la carta bruciano i libri a 451 gradi Farhenheit un frammento di Proust ondeggia nell'aria insieme a una sillaba di Tolstoi si abbatte sulle ceneri di un Re Lear che stanno grigie sul pavimento nero fumo accanto a brani sbranati di Marquez

 

        “Buongiorno, signor Doria, è arrivato il mio Eco?”

 

untuosità nera sulle pareti l'insegna fuori è quasi intatta “Pensieri circolan i” il fuoco si è masticato la “t” se l'è assaporata l'ha sputata giù sul marciapiede

 

        “La sua sezione poesia è la più aggiornata della città, complimenti, signor Doria!”

        “Beh, io credo che anche la poesia sia cibo, e non può certo mancare il pane da un fornaio, professor Bruni.

 

L'allarme non ha suonato. I pensieri se ne sono andati in fumo, in silenzio, perduti fra le fiamme, nella notte. I vigili del fuoco sono arrivati tardi, a sacrificio consumato. Sembra che qualcuno abbia detto erano solo libri.

 

        “Davide, ti ricordi quando venivo con mio nonno? Tu tornavi dal doposcuola e subito prendevi un libro in mano. E mio nonno mi diceva: sai, Giuliano, anche suo padre…”

 

        “Signora Chiarini, è uscito l'ultimo  Grossman, eccolo per lei, so quanto le piace.”

 

Davide Doria sta in mezzo alle rovine della sua libreria. Un libraio, che altro non sa fare. In mezzo a parole in cenere. Un uomo di mezza età, magro come un filo d'erba, le occhiaie che rivelano il sonno-sogno spezzato in questa notte, quando il trillo del telefono è esploso nel silenzio della casa.

 Il silenzio.

 c'è silenzio denso tutto intorno denso silenzio fumo denso che tarda a morire

 

Le  parole, dove sono tutte quelle parole, tutte le verità sfaccettate. Le mani si chiudono, si aprono, in un costante movimento che non stringe nulla. Padre, figlio, nipote: in quella piazzetta dal selciato antico, proprio di fronte alla fontana, di fianco alla torre medievale, con il suono delle campane di mezzogiorno che fa vibrare gli scaffali. Trecentosessantacinque mezzogiorni per ottant'anni: quanto fa? un  trilione di parole?

 

        “Non mi intendo di libri, ma la maestra dice che dobbiamo fare leggere il bambino e mi hanno detto che lei…”

 

        Lo dicono tutti che è un bravo libraio. Il migliore. Non importa se il negozio è piccolo, cento metri sì e no. Se non tutti i premi prestigiosi, o l'ultimo best seller sono –erano-  presenti, non importa.

E' che lui, Davide Doria, sa vedere lo spazio bianco che è in ogni diverso lettore, e sa cosa ci deve andare, in quello spazio bianco. Sa quali  parole, quale storia ci si può rannicchiare. Le generazioni dei Doria questo talento lo hanno sempre avuto. E poi Davide quando ti parla di un libro è come se componesse una sinfonietta, perfetta, ma discreta. E vedi l'autore che ti prende per mano e ti porta con lui.

 

        “Grazie, Davide. L'ultimo di Terzani è stato importantissimo, per me. Grazie per avermelo consigliato.

 

Lo conoscono tutti in città  “Il pensiero circolante”.

 E il grande Supermarket Books che hanno aperto un mese fa, in fondo alla traversa della piazza, non sta facendo grandi affari, nonostante gli sconti.

        Ma ora c'è tutta quella cenere. Fahrenheit 451. La temperatura alla quale i libri, ma non solo quelli, bruciano.

 

        il mare il mare non brucia racconta storie variegate profonde piatte circolari ondulate luminose  burrascose il mare il mare non brucia

       

        E' una spiaggia di novembre, quella che accoglie le orme di Davide. Anche la spiaggia ha storie da raccontare. Inciampi di tronchi, scricchiolii di conchiglie, lattine abbandonate, lembi di reti. E non brucia, la spiaggia.

 

        Riaprire il negozio. E poi? Non si è chiarito nulla sull'incendio, forse un dispetto, forse un'invidia, forse una minaccia. Forse solo un cortocircuito. E i muri sono tutti rovinati, i libri –non merce, ma voci, pensieri-, annientati.

 

ha un buon odore il mare odora di pulito di spazi immensi di liberi pensieri

 

                Rosaria al telefono gli dice di lasciar perdere con la libreria. Con i soldi dell'assicurazione è meglio che apri un Benetton, gli dice. Lei che vorrebbe una vita con lui, ormai da anni. Gli è parso di percepire un sospiro di sollievo, attraverso il microfono.  Con i libri non si mangia, gli ripeteva spesso lei. Ma i libri sono nutrimento, rispondeva  frustrato che non capisse. Eppure da dieci anni stanno insieme, più o meno. Lei è tonda, carnosa, soffice. Ha una risata come un sole che esplode nel buio. Rosaria si ciba di televisione, cucina piatti allegri e colorati. Passava placida vicino ai banchi dei libri, senza guardare nulla. Non sentiva i richiami. Ma ha un abbraccio ampio, confortevole come un rifugio accogliente. Ha un odore intrigante di sottobosco, di spezie. Cosa la donna abbia trovato in lui, Davide non lo ha mai capito. Però vanno avanti da dieci anni, più o meno.

 

        E' tornato alla spiaggia. In lontananza il porticciolo è tutto un elevarsi di alberi. Anche le barche hanno storie. Storie di silenzi, di coraggio, di sconfitte e vittorie. Storie che raccontano orizzonti.

 

identità perduta nome cognome e basta perduto l'odore della carta l'accarezzare con lo sguardo il colore delle copertine sentire i bisbigli le voci le grida le melodie dagli scaffali tutto perduto

 

        Giuliano gli parla di uno stand libero al centro commerciale. Solo un editore, ma il più importante. “Me ne occupo io, se vuoi,” gli dice, “mi informo di tutto.” Sono in piedi, davanti alla serranda abbassata, il cartello attività cessata pende da una parte, desolatamente. Giuliano ha il volto triste, quella libreria lo ha visto crescere, lì si è sempre nutrito di parole. Che scempio…

 

        Sua madre ha gli occhi disfatti dalle lacrime.

        “Sono stati loro, sono stati loro” ripete come una cantilena. Ma non sa dire, o non vuole, chi sono loro. E poi:  “ Comprati una casa in campagna, vedi di stare tranquillo”.

       

        Quando ha ritirato l'assegno ha sentito come un pugno in mezzo al petto. L'ufficio dell'assicuratore gli è apparso ad un tratto come una camera mortuaria. Gli è sembrato  di sentire l'odore dolciastro di fiori in decomposizione.

Non ha mai pensato all'assegno come ad un risarcimento. Non ha mai fatto nessuna considerazione valutativa. Sa fin troppo bene che il valore di ciò che ha perduto è, per lui, incommensurabile.

 

        ricominciare ripulire tutto far scomparire l'odore del fumo la sua untuosità il suo appiccicume sostituire i vetri esplosi ordinare comprare sistemare nei nuovi scaffali

 

        Rosaria guarda l'assegno, spegne l'audio del televisore, il negozio potrei mandarlo avanti io, tu protesti stare a casa, leggere, scrivere, quello che vuoi. Un bel negozio, una vetrina piena di colori, la biancheria intima è sempre un affare. Tu mi aspetti a casa, al resto penso io.

 

ricominciare  ripulire tutto far scomparire l'odore del

Ma il posto è stato violato,  non sarà mai più come prima, i muri non sono più impregnati di parole.

 

        “Signor Doria, cosa ne dice del romanzo di Villalta?…”

 

        Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale…

 

        “Davide, mi consiglia  un libro per mia sorella? …”

 

        Un'intera nottata

         buttato vicino

         a un compagno

 

        “ Voglio cominciare a leggere, ma non so da dove cominciare…”

 

        …e solo il nome era ben chiaro, scritto a lettere cubitali, Mani, Josef Mani

 

        “Cosa è uscito di interessante, ultimamente?”

       

        Che cosa fosse per Acab la Balena Bianca è stato detto…

 

 

il mare una tavola liscia tranquilla silente non brucia odora di buono

il mare movimento di onde frangenti su scogli spruzzi d'acqua non fuoco il mare

 

        Lui e Giuliano bevono un caffè, seduti all'esterno del piccolo bar del porto.

Nella tasca, le chiavi dell'appartamento di Rosaria non gli pesano più. Il sole disegna coriandoli di luce sul tavolino.

Andar per mare con una barca piena di libri.

 L'idea è nata lentamente, un concepimento avvenuto durante le lunghe solitarie passeggiate invernali, con l'acqua che a volte gli bagnava l'orlo dei jeans, con il vento che si intrufolava nel giaccone.

 La barca da pesca è in vendita già da tempo. Il proprietario non capisce bene cosa ne vuol fare l'acquirente, della sua Marianna”, ma non gli importa, il guadagno c'è tutto.

Portare libri lungo la costa, lasciarli di porto in porto, darli in adozione, così, senza ricavarne nulla. Per il piacere di farlo, per far vivere i libri, i più amati, in piena libertà: ecco la sua idea.

Ha già pronto il cartello da lasciare accanto ai volumi: Non solo il pesce, ma anche questo è cibo. E sulla barca è gia dipinto il nuovo nome: Libri sull'Acqua. Gli hanno detto che cambiare nome alle barche porta male, ma Davide non ci crede. E' pieno di speranze.

Giuliano lo guarda con affetto. Pensa che Davide sia un po' matto, non si è neppure chiesto come farà a campare. Ma è il suo migliore amico, e va bene così.

        “Ora ti manca solo una donna. Ma lo sai, vero, la storia di una donna in ogni porto… per quanto…” Sta per fare il nome di Rosaria. Poi tace.

E il viaggio sta per cominciare. Un abbraccio all'amico. Si rivedranno fra una settimana. Poi un'altra partenza, e ancora a casa, e sempre così fino a quando? fino a quando si vedrà. Per ora va bene così.

 

il mare racconta storie trasporta storie regala storie il mare non brucia

 

 

        Rosaria si sente l'anima bucherellata. E' un colino, la sua anima, e tutta la luce, tutto il colore se ne vanno via. Solo il dolore rimane lì, acquattato, compatto, troppo denso per scorrere. Ha riposto le chiavi nel cassetto del comodino, vicino a due confezioni di preservativi adagiate sull'ultimo regalo di Natale di Davide, un libro, naturalmente.

 Lei non ci ha capito nulla: lui le ha detto cose… ha parlato di mancanza di sintonia, di rapporti stanchi, di coincidenze mancate, di assenza di ritmi. Non ci ha capito niente, lei.

O forse è lui che non ha capito: che ci si può amare e basta. Che si può scoprire la complicità  di uno sguardo che dice ci sono, sono io per te. Che ci sono gli  abbracci e il fare all'amore con gioia ed entusiasmo e cantare una canzone insieme mentre si va in macchina e assaggiare una pietanza con la stessa forchetta… E ridere, e riconoscere l'odore dell'altro. E' questo l'amore, per lei, un po' soap opera, un po' gioco, ma anche impegno. Ed è  comunque la sensazione di sentirsi costantemente pieni dell'altro.

E Rosaria ora è vuota. Accende il televisore, ma coglie solo un'immagine confusa: il viso di Davide si sovrappone alle gambe delle “letterine”, la voce dell'amante copre quella del conduttore del programma.

Questo che l'ha colpita, dieci anni fa: la voce.

 

Lei era di spalle, alla macchina del caffè; la frase era comune, qualcosa sul tempo, le sembra di ricordare, ma il timbro era profondo e dolce al tempo stesso. Si era girata, pensando di trovare al di là del banco un omone grande e grosso, invece ecco lì quell'uomo magro magro, il volto appuntito, due grandi occhi gentili che si erano fissati sui suoi, così celesti che lei aveva pensato allo sguardo di un neonato. Gli aveva messo davanti l'espresso e mentre suo marito rientrava dal retro del bar, aveva sfiorato in fretta una mano dello sconosciuto, impulsivamente, vergognandosene subito dopo.

Era tornato, e poi ancora, quasi tutti i giorni. Intanto il suo matrimonio si stava frantumando: tutti i suoi sogni di luce sbattuti contro un muro, veicolati da prevaricazioni, da inganni, da umiliazioni. Dalle botte. Due volte, no, tre.

Per quella terza volta lei e Davide hanno cominciato a parlare. Lo zigomo blu aveva fatto allungare il braccio di lui al di là del bancone, e le dita forti e magre dell'uomo si erano soffermate un attimo sul livido. E lei aveva cominciato a piangere come una scema.

E  anche ora, sta piangendo, in maniera incoercibile, mentre, inesorabilmente, in televisione, un concorrente si sta affannando per un montepremi di 56.000 Euro.

 

 

        Il primo porto: è piccolo, come tutti quelli che si susseguono in quel tratto di costa. Ormeggia con calma, con i gesti tranquilli che ripetono quelli di suo zio Learco, che più di quarant'anni prima ha insegnato a Davide come si manda una barca. Odore di carburante, di catrame, di pesce, di spazi aperti. Mentre scarica lo scatolone con i libri passa un ragazzo in bicicletta, e canta quella canzone, quella stupida e ripetitiva dell'estate scorsa, quella che cantava sempre Rosaria.

Non è stato facile troncare con lei. Si è lasciato dietro il suo pianto sommesso, l'odore dell'arrosto ormai bruciato nel forno - il timer suonato da tempo, il suo squillare perduto nel rumore delle  domande, e delle spiegazioni, e degli appelli alla calma, e dei razionali tentativi di analizzare la realtà -. Si è lasciato alle spalle il noioso blaterare della tv accesa, le chiacchiere sui condomini, le cronache rosa, il riassunto dell'ennesima puntata di “Un posto al sole”, i posacenere colmi di mozziconi di sigarette orlati di rossetto.

Ma non vuole pensare a Rosaria. Capitolo chiuso. Fine. Lui ha altro, ancora.

 

Tira fuori il cartello, lo appoggia sul banchetto pieghevole. Comincia a togliere i libri dallo scatolone. Li maneggia con cura, le dita  forti e magre accarezzano le fredde copertine: dieci libri, oggi, per cominciare.

 

I banchi di marmo della pescheria sono circondati da donne vocianti.

 

“Pesce pesce fresco donne, ancora vivo, guardate donne che bel pesce.”

 

“Quanto le fa al kilo le sogliole, Pina?”

 

“Voglio quel trancio di pesce spada, Annetta, stasera ho mio figlio a cena, glielo voglio fare al forno.

 

“Donne donne il mio pesce sguilla ancora tanto è fresco…”

 

“Il dottore ha detto che mio marito deve mangiare pesce, ha il colistirolo alto, mi faccia vedere cos'ha, Raimonda…”

 

Parole, offerte cantilenate di cibo, storie. Davide ascolta. Gli verrebbe quasi da andare là, e correggere le parole sbagliate, i termini dialettali, anche con Rosaria, a volte, lo faceva. Ma poi dice a se stesso che è proprio stupido, e pensa che tutto quel movimento, quella musica nuova gli piacciono. Pesce pesce ripete fra sé e sé.

        “Di cosa parla, questo?”

E' un ragazzo che gli alza davanti al viso un libro: Conrad, “Il salvataggio”. Ha una maglietta che pubblicizza un pub famoso in città, un anellino sul sopracciglio sinistro, un geco tatuato su un braccio, due spalle strette, un poco curve. Gli occhi duri, già vecchi.

        “Parla…è una storia di paesi lontani, una storia di mare, ma non solo…” Strano, le parole non gli escono fluenti, guarda quegli occhi e si sente a disagio.

        “Ma è un thriller?” chiede il ragazzo, ingannato forse dal colore della copertina.

        “No, non è un thriller, però il mare…”

        “Allora niente, mio padre c'ha perso la vita in questo cazzo di mare, lo so io, lo so io cos'è il mare…”

Si allontana veloce, ingobbito, scalciando rabbioso un sacchetto di plastica portato dal vento.

Davide gira lo sguardo, quasi si aspetta  di trovare la chiusa sicurezza dei suoi scaffali, i suoi abituali clienti, Giuliano chino sul banco degli ultimi arrivi.

Ripone il libro; povero ragazzo, pensa, è pieno di rabbia, avrei potuto dirgli qualcosa, che so… Ecco, si dice, il termine esatto è inadeguato: mi sono sentito inadeguato.

        Intanto si è avvicinata una signora. Poggia a terra una borsa da cui fuoriescono le chele di un astaco, si sfrega le mani sulla gonna di cotone fiorato, prima di toccare i libri. Ne solleva uno, lo gira e lo allontana da sé per poter leggerne il prezzo.

        “Non riesco a vedere, ho lasciato gli occhiali a casa… Quanto costa? Stasera viene mio figlio, a mangiare, e lui è sempre dietro a leggere, ma ho già speso tanto dalla Annetta, per il pesce, io volevo il pesce spada, ma poi…”

        “Niente, non costa  niente, signora, io i libri li regalo, prenda pure quello che vuole.”

La donna posa il libro bruscamente, e si allontana scuotendo la testa, brontolando che nessuno ti regala niente, ci sarà un trucco di sicuro, sì, come quella volta…”

Le parole si perdono mentre lei si allontana, e lasciano in Davide una sensazione di stupore ed incertezza. Cosa sta succedendo, al suo progetto? già si vedeva con il banchetto vuoto, mentre la gente se ne andava sorridendo …

 

        Alle quattro gli sono rimasti sette libri. Tre li ha presi una ragazza tedesca: ha detto che sta studiando l'italiano, che non ha tanti soldi, e che quella era proprio una bella fortuna, per lei.

 

        Davide decide di riportare tutto su “Libri sull'acqua” e di finire, per quel giorno. Se ne vuole andare un po' in giro a piedi, arrivare fin dentro alla pineta e starsene  là a pensare.

 

 

        Rosaria cerca di scrollarsi il dolore di dosso. Vuole smettere di piangere e di chiedersi dove ha sbagliato, e se ha sbagliato. Vuole agire, vuole assolutamente uscire da quel pantano di sofferenza. Lei Davide lo ama, questo è certo. Pensa che stare senza di lui è come vivere in pieno inverno in una casa senza riscaldamento.

Contatta Giuliano, esce spesso di casa, perde qualche puntata della sua soap opera preferita. Dal cassetto del comodino è uscito il libro, che ora sta vicino alla radio- sveglia. Un allegro segnalibro sporge dalle prime pagine. Odio, Davide diceva, chi fa le “orecchie” alle pagine di un libro. E a Natale poi: un libro semplice da leggere, un romanzetto gradevole, ti piacerà, leggilo, ti prego, le ha detto.

Ma ora  che si è finalmente decisa, le cose da fare sono tante, per non piangere più, e il tempo per leggere lo trova solo alla sera, prima di addormentarsi. E l'ultimo pensiero è comunque sempre per lui.

 

 

        “ Ehi, cosa sono quelle orecchie basse? mi sembri un cocker!”

Giuliano gli ha dato appuntamento in un ristorantino sulla spiaggia, e ora gli sta puntando addosso due occhi preoccupati, che smentiscono il tono scherzoso dell'approccio.

        “Ma, sai, le cose non stanno andando come pensavo. La gente…quella gente è diversa, non è come quella della libreria. A volte devo insistere io, perché si prendano un libro. In una settimana sai quanti ne ho dati via? quindici, solo quindici… Sono deluso, ci credevo tanto, in questa cosa…Beh, ci credo ancora, in effetti: da lunedì andrà meglio, sono sicuro. E poi, sì, una cosa bella c'è… sai, ho conosciuto una donna. Ah, hai mica visto Rosaria?”

        Giuliano esita un attimo e no, dice, non l'ho vista.

        “Allora, ti dicevo, ho conosciuto una donna. Una pianista. Monica. E' più giovane di me, ha trentacinque anni. Ha un figlio, un ragazzino intelligente, un po' triste, un po' solo forse. Ma Monica, sai, ha per la sua musica lo stesso amore che io ho per i miei libri. È come se avesse un fuoco dentro. L'ho incontrata quattro giorni fa. Non so se lo hai notato, ma c'era un tramonto incredibile, quattro giorni fa, e lei se ne stava seduta su una panchina in pineta, con gli occhi chiusi, il sole che le moriva alle spalle. Il suo viso sembrava emanare luce. Le ho fatto: ha visto che tramonto? Si è spaventata. Ha sussultato bruscamente, aprendo gli occhi. “Stavo suonando. ha detto” Mozart. Mozart è meglio di un tramonto.”

 

La sera di quel primo incontro Davide aveva pensato a lungo a Monica, prima di addormentarsi. E' longilinea, i lunghi capelli chiari le scivolano sulle spalle ben diritte, una donna elegante, con il suo completo pantalone beige, il volto senza trucco, una fiamma negli occhi azzurro scuro che ti avvince. Mozart è meglio di un tramonto, aveva ricordato Davide. Ma è poi vero? Aveva preso il libro che da quattro giorni stava cercando di leggere, poi lo aveva riposto e si era messo comodo nella cuccetta. Che strano…da quando ha lasciato casa riesce a leggere con difficoltà. Non gli è mai capitato, prima. Sarà che lì, nella barca, non c'è abbastanza luce? O sono le voci delle venditrici –pesce pesce donne-  che si rincorrono nella sua testa, o lo sciabordio delle onde contro la barca, o la consapevolezza che subito lì fuori c'è un nero magnifico ricolmo di stelle, o  saranno le parole del mare, antiche, non scritte, ma vive?

 

        “E poi?” chiede Giuliano “Cosa è successo?”

        “Non mi sono più mosso da quel porto. Ci siamo rivisti tutte le sere. Di giorno il suo bambino mi viene a trovare. Mi sembra di piacergli. Il padre non lo ha mai neppure conosciuto. E con lei forse…, forse, sta nascendo qualcosa. E' simile a me, è lontana dall'agitarsi del mondo come me. Quando mi parla del suo lavoro mi incanta. Ed è quello che succede a lei, quando le parlo di libri, credo. Poi… Ieri abbiamo fatto all'amore. E non so dirti come è stato. Credo che una parte di lei non fosse lì. E' molto bella, la desideravo, ma… chissà, forse c'era Mozart, fra noi, o chissà chi altro…”

        Davide si interrompe, stropiccia il tovagliolo, guarda avanti, oltre il volto dell'amico. Giuliano non dice niente.

A spezzare il silenzio arriva il cameriere, con una cernia al sale ed un inchino.

 

 

 
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