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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  La telefonata di Mario Malgieri 16/09/2006
 

La telefonata

 

Il telefono sembrava lo stesse aspettando. Aldo sollevò la cornetta quasi accarezzandola, e compose un numero con attenzione.

- Buongiorno, c'è la signora Alice per favore?- disse con la massima cortesia a chi gli stava rispondendo. Invece la voce dall'altra parte del filo suonò brusca:

- Qui non c'è nessuna Alice, ha sbagliato - e subito dopo la linea venne interrotta.

Aldo, un vecchio signore dai radi capelli resi quasi trasparenti dai novant'anni e dai molti problemi di salute, era seduto in poltrona, il telefono sulle ginocchia. Era stanco, quella era la sesta, o forse la settima telefonata, non ricordava bene, che faceva quel pomeriggio.

Tutti avevano riattaccato subito, frettolosi, seccati, oppure nel caso migliore, indifferenti. Si aggiustò gli occhiali sul naso, spuntò un numero dall'elenco che aveva davanti e con un sospiro appoggiò la penna sul tavolino di cristallo alla sua destra. Sopra, tra le molte confezioni di medicinali e una bottiglia d'acqua, c'era la radio, più antica che vecchia, una di quelle col mobile in legno e il quadrante luminoso. La sua voce oramai era flebile, coperta da fruscii e da scariche, ma gli faceva compagnia.

- Nonno - aveva detto suo nipote durante una delle sue rare visite - se vuoi butto via questo vecchiume di radio e ti porto un bel televisore tutto nuovo -.

Ma lui non aveva voluto: amava la sua radio, era stata una fedele compagna per tantissimi anni. Quante canzoni avevano sentito, lui e sua moglie, magari mentre lei sfaccendava, oppure la domenica mattina, a letto a coccolarsi con la musica in sottofondo. Poi sua moglie se l'era presa un brutto male, ma la radio aveva continuato a suonare per lui col suo tono morbido, d'altri tempi.

Da allora, la solitudine era il male più doloroso. Una volontaria veniva ogni due giorni, a portare un po' di spesa, a controllare che non mancassero le medicine e a scambiare due parole frettolose. Per il resto, lui se la cavava abbastanza bene, ma non aveva nessuno con cui parlare veramente.

Per questo si era inventato il gioco del telefono.

Sceglieva un numero a caso dall'elenco, poi lo scriveva cambiando ogni volta qualche cifra, e si metteva a chiamare una decina di numeri sconosciuti. Alla risposta chiedeva di una persona col nome improbabile di Alice, scelto perché poco comune. Così poteva dire di aver sbagliato numero; ma se chi era dall'altra parte del filo gli dava ascolto, cercava di attaccare discorso. Di solito non ci riusciva: la gente ha sempre fretta e non ha voglia di perdere tempo, ma qualche rara volta aveva potuto persino scambiare poche frasi su argomenti banali quali il caldo o le stagioni.

Aldo scelse un altro numero; sarebbe stato l'ultimo per quella giornata, si disse.

- Pronto, c'è la signora Alice per favore? -

Una voce di donna, dolce e serena, rispose subito:

- Io sono Alice, chi parla? -

Aldo si trovò a guardare la cornetta, frastornato: si era talmente abituato a non aver fortuna nel suo innocente gioco che ora, avendo trovato un'interlocutrice, se ne stava a bocca aperta, silenzioso.

- Pronto? - La voce della donna non tradiva alcuna fretta, né insofferenza. Solo una tranquilla attesa. Il vecchio era ancora disorientato: - Oh… io non…ecco, io non credevo che rispondesse veramente. -

Una risata gli giunse all'orecchio, ma non lo stava deridendo, era allegra e spontanea.

- Se stava cercando la signora Alice, chi pensava le rispondesse? Posso fare qualche cosa per lei? -

Aldo si trovò a sorridere. Si sentiva arrossire, come un monello che l'ha combinata grossa ma sa che può contare sulla benevolenza di chi l'ha colto in flagrante. Decise di svelare alla donna il suo gioco, e pazienza se lei lo avesse considerato un vecchio rimbambito, almeno lo sarebbe stato a sentire.

- Vede, io non cerco la signora Alice, veramente. Avevo bisogno di parlare con qualcuno, altrimenti disimparo anche a parlare. Mi rendo conto di aver fatto una stupidaggine, mi spiace averle fatto perdere tempo, ma…- Non sapeva come uscirne: non riusciva più a spiccicare parola, si sentiva sciocco e gli dispiaceva mostrarsi tale proprio con lei.

- Guardi che mi sta facendo una cortesia, sa? Non tema di disturbare. Vede, sono sola in casa, a letto per una banale caduta, e se riesco a parlare con qualcuno ne sono felice. Non posso tenere al telefono le mie amiche, non più di tanto almeno, hanno da fare, per cui se vuole chiacchierare un po' con me mi farebbe compagnia -  Aldo si affrettò a rispondere, quasi temesse di sentir cadere la linea se non ne avesse approfittato subito:

- Ma certamente. Mi spiace per lei, spero non sia nulla di grave. Anche la mia Emma era sulla carrozzina, gli ultimi anni, ma lei era vecchia, come me, e invece lei deve essere giovane. Ha una voce molto dolce e paziente -

- Sua moglie non c'è più, vero? E lei ne sente la mancanza. -

- Non sa quanto. Abbiamo vissuto tutta la vita insieme; era ancora una bambina quando le ho detto “Emma sbrigati a crescere, che quando diventi grande ti sposo”. Era bella, la mia Emma, avrebbe potuto avere altri ragazzi, ma ha scelto me. -

- Ma adesso ci saranno i figli, e i nipoti. Non sarà solo, vero? –

Alice conversava serena, ascoltava, interveniva, sempre con quella voce pacata e senza mai dimostrare fretta. Aldo si godeva quei momenti inaspettati di gioia, preoccupato solo di non sembrare banale – perché tale invece si sentiva – ma con Alice era straordinariamente semplice trovare un argomento di conversazione. Sembrava persino fosse lei a guidarlo con tatto verso quello che da anni ormai era il suo pensiero fisso, la moglie che se ne era andata e che certamente lo aspettava, come lui l'aveva aspettata da giovane.

- Vorrei tanto sapere che la mia Emma è felice, adesso – sospirò a un tratto, con gli occhi fissi alla fotografia incorniciata, da cui una donna gli sorrideva radiosa. – Non siamo mai stati ricchi, sa? Abbiamo fatto studiare la figlia, ma quanto lavoro, povera la mia Emma, quanta fatica! E poi, quando sarebbe stato giusto fermarsi e riposare insieme, lei se ne è andata. -

La voce di Aldo si era incrinata, ma subito Alice riprese a confortarlo.

- Emma ora sta bene e ti aspetta. Quando verrà il tuo momento la raggiungerai, e sarete di nuovo felici. Io ne sono certa.- La donna era passata al tu, con la semplice confidenza delle persone gentili. Aldo si trovò a risponderle con la stessa confidenza: gli sembrava di conoscerla da sempre, ed era meno di un'ora che si parlavano.

- Oh, non so. La mia Emma è in paradiso, adesso. Non ha mai fatto altro che del bene, lei, santa donna. Ma io da giovane sono stato un brigante, sai? Mi piacevano le donne, tanto. Ma quando mi sono sposato non ho più voluto averne altre, oltre alla mia Emma. Però mi scappavano certe parolacce, alle volte, quando il lavoro mancava e io volevo che mia figlia invece avesse il meglio…-

Si sentiva il sorriso nella voce di Alice mentre rispondeva: - Non temere, Aldo. C'è un pezzetto di paradiso anche per te, io lo so. Magari ti metteranno in un angolino, mentre Emma starà seduta comoda, ma sarete di nuovo insieme. Ora però ti devo lasciare. -

Aldo sentì una fitta di rimorso per il molto tempo che aveva rubato ad Alice, così gentile e disponibile. Magari l'aveva fatta tardare per la cena. – Scusami, hai ragione. Ti ho monopolizzato per un bel po'.-

Non osava chiederlo, però alla fine si decise: - posso richiamarti domani? -

- Certo, domani sera alla stessa ora. Sarò a casa – aggiunse con un pizzico di ironia.

Si salutarono e il vecchio quella sera riuscì a dormire sereno, senza prendere le gocce.

L'indomani trascorse lentamente, mentre aspettava con impazienza che venisse finalmente il momento di telefonare. Si era sottolineato con cura il numero e quando arrivò il momento lo compose con attenzione. Sorrideva, ma quando udì una voce maschile che rispondeva ebbe come un tuffo al cuore. Le solite parole gli giunsero come pugnalate:

- Qui non c'è nessuna Alice. – Subito dopo la linea venne interrotta.

Non era possibile, le aveva parlato ieri! Forse aveva sbagliato veramente, preso dall'ansia.

Ricompose il numero lentamente, con estrema attenzione, questa volta era certo fosse quello giusto.

Il telefono squillò un paio di volte, poi la stessa voce di pochi secondi prima rispose con un “pronto?” già in tono seccato.

- Mi scusi, ma dovrei davvero parlare con la signora Alice, me la può passare per favore? -

- Le ho già detto che qui non c'è nessuna Alice! Controlli quel numero e la pianti di rompere le scatole. - Sembrò quasi di sentire la cornetta sbattuta con forza sulla forcella.

Aldo restò pensieroso mentre riattaccava a sua volta. Ma com'era possibile? Le aveva parlato, e lei non solo gli aveva risposto, ma aveva capito. Gli aveva riempito l'anima di calore, gli aveva rischiarato la giornata con la luce della speranza. Era stata tutta un'illusione? Allora aveva ragione suo nipote a dire che il cervello iniziava a giocargli degli scherzi. Improvvisamente sentì come se il peso dei suoi anni gli fosse caduto per intero sulle spalle; eppure gli sembrava di sentirla ancora, quella voce, pareva nella stanza, gli stava parlando.

- Aldo, mi hai cercata così a lungo e ora che mi hai trovata staremo sempre insieme -

Quelle parole erano appena sussurrate, quasi coperte da rumori e fruscii come se…la radio!

Aldo guardò la vecchia radio sul tavolino. Era accesa, eppure lui l'aveva spenta prima di telefonare, ne era sicuro, non voleva avere altri suoni a disturbarlo mentre avrebbe parlato con Alice. Ma il quadrante brillava della sua luce gialla, e nella penombra della stanza lui poteva persino vedere il riflesso rossastro delle antiche valvole sul vetro del tavolino. Si avvicinò piano:

- Alice, allora ci sei… ma come è possibile che io possa sentirti, sei lì dentro? – disse ingenuamente.

- Certo che ci sono, e percepisco il tuo animo, così come lo percepivo ieri. Io lo so di cosa hai bisogno, e se ti fidi di me non dovrai cercarlo più. Ora sento che sei molto stanco, siediti e ascoltami.-

Aldo ubbidì, sorridendo. Si sedette sulla poltrona, il volto illuminato dalla debole luce della radio.

Fuori la sera divenne notte, lunga e piena di stelle. Più tardi ancora, un chiarore iniziò a filtrare dalla persiane, e infine un raggio di sole illuminò il sorriso sereno sul volto del vecchio, gli occhi aperti come a fissare la vecchia radio oramai muta per sempre.

 

 

 

 
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