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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  All'automobile da corsa, di Filippo Tommaso Marinetti 05/11/2012
 

Non è che Tommaso Filippo Marinetti, il fondatore del futurismo, rientri nelle mie grazie, ma questa corrente poetica è importante e ha caratterizzato all'incirca i primi trent'anni del XX secolo.

Di seguito c'è una poesia emblematica che risponde alle caratteristiche del futurismo: l'esaltazione della civiltà delle macchine, il continuo movimento (chi si ferma è perduto), l'ebbrezza della velocità, in poche parole l'illimitata fiducia in un futuro che per essere tale non deve mai diventare presente.

 

 

 

 

All'automobile da corsa

di Tommaso Filippo Marinetti

 

 


Veemente dio d'una razza d'acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio!,
che scalpiti e frrremi d'angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma .
e d'olì minerali,
avido d'orizzonti e di prede siderali...
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...

Allento finalmente
15 e tu con voluttà ti slanci
nell'!Infinito liberatore!
All'abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonm inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all'orizzonte...
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!...
Che importa, mio démone bello?


Io sono In tua balìa! PrrrendimiPrrrendimi!

Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d'echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.

E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime...
Sono tqe quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d'abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m'assorbi!...

Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembI:an correr su l'ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse?..

Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quella svolta bieca. .
Montagne! Mammut, in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi si.1perate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!... .
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghell
dei vostri piedi colossali...

O montagne dai freschi mantelli turchini!...
O Dei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!
O tenebrose pianure!... lo vi sorpasso a galoppo
su questo mio mostro impazzito!...
Stelle! mie stelle! l'udite
il precipitar dei suoi passi?..

Udite voi la sua voce, cui la collera ; spacca...
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia...
e il tuonar de' suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente? ...
Accetto la sfida, o mie stelle!...

Più presto ancora più presto!...
E senza posa, né riposo

Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!
Urrrrà! Non più contatti con questa terra immonda!
lo me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull'inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!

 
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