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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  A ogni ufficiale morto, di Sigfried Sassoon 15/02/2015
 

Continua la presentazione di poesie ispirate dalla Grande Guerra, di cui, come noto, per l'italia quest'anno ricorre il primo centenario di partecipazione a quel conflitto.  Allo scopo utilizzo composizioni scritte da tutti i belligeranti, come in questo caso: infatti l'autore,  Sigfried Sassoon, è un inglese, nato a Mattfield l'9 settembre 1886 e morto a Heytesbury l'1 settembre 1967. Benché volontario e successivamente eroe per le imprese compiute, Sassoon diventò presto un pacifista, influenzando in tal modo tutta la sua produzione, caratterizzata prevalentemente da toni satirici nei confronti della guerra, come la lirica che segue, dotata do un'ironia sottile e tipicamente anglosassone.  

 

 

 

 

A ogni ufficiale morto

di Sigfried Sassoon

 

 

Beh, come vanno le cose in Paradiso? Vorrei tu potessi dirlo,

perché mi piacerebbe sapere che stai bene.

Dimmi, hai trovato la luce perpetua

o sei stato risucchiato dalla notte eterna?

Perché quando chiudo gli occhi mi si mostra chiaro il tuo viso;

e ti sento fare certe vecchie bonarie osservazioni -

posso ricostruirti nella mia mente,

anche se te ne sei andato di pattuglia nel buio.

Odiavi il giro delle trincee; eri fiero

di nient'altro che di avere begli anni da passare;

desideravi tornare a casa, unirti alla folla noncurante

di gente che lavora in armonia, col Tempo come amico.

Tutto spazzato via, ora. Sei oltre il filo:

nessuna possibilità di strisciare indietro;

hai finito con il fuoco delle mitragliatrici -

abbattuto in un attacco fallito in partenza.

In qualche modo ho sempre pensato che ce l'avresti fatta,

eri così disperatamente attaccato alla vita:

hai fatto di tutto per cercare di salvare la pelle,

ben sapendo quanto il mondo aveva da dare.

Scherzavi sulle bombe, il solito discorso "di lavoro",

eri attaccato al tuo mestiere sporco e lo facevi bene:

dicendo "Gesù Cristo! quando finirà?

tre anni... è l'inferno se non sfondiamo le loro linee".

Quindi mentre mi dissero che ti hanno dato per morto

non volevo creder loro, ciò che sentivo doveva essere vero.

La settimana dopo il maledetto ruolo d'onore riportò

"ferito e disperso" (si fa così

quando i ragazzi sono lasciati a morire lentamente nei crateri delle granate,

con nient'altro che il cielo vuoto e le ferite che fanno male,

lamentando la sete finché sanno che è notte,

e quindi non vale più la pena di svegliarsi!)

Addio, vecchio mio! Ricordami a Dio,

e diGli che i nostri Politici giurano

che non si arrenderanno finché il dominio prussiano

non sarà schiacciato dal tacco inglese... ti rendi conto?

Già... e la guerra non finirà per almeno due anni;

ma tanto abbiamo un sacco di uomini... Sono cieco di lacrime,

guardando dritto nel buio. Addio!

Vorrei t'avessero ucciso in uno spettacolo dignitoso.

 
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