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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Desolazione, di Gabriela Mistral 11/03/2015
 

Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, nacque a Vicuna il 7 aprile 1889 e morì a New York il 10 gennaio 1957. Fu la prima donna dell'America Katina a ottenere il premio Nobel per la letteratura (1945). Le sue composizioni hanno come temi dominati l'amore, le memorie dolorose, la tristezza e la guarigione. Una curiosità: lo pseudonimo deriva dall'unione dei nomi dei suoi due poeti prediletti, Gabriele D'Annunzio e Frederic Mistral. La morte e il senso spaesato di vuoto sono frequenti nella sua produzione e sarà proprio con Desolacion che si affermerà in campo letterario e la poesia che segue ne è parte. Frutto di un soggiorno di due anni a Punta Arenas come direttrice di un liceo, si può ben dire che l'artista ha saputo cogliere i riflessi sul suo intimo di questa terra ben poco ospitale, battuta da piogge spesso copiose e sferzata da gelidi venti, tanto che quasi si avverte un senso di freddo che scende nel cuore.

 

 

 

Desolazione

di Gabriela Mistral

 

La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove

mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.

La terra nella quale venni non ha primavera:

ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.

Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi

e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.

E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,

guardo morire immensi occasi dolorosi.

Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta

se più lontano di lei solo andarono i morti?

Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido

crescere tra le sue braccia e le braccia amate!

Le navi le cui vele biancheggiano nel porto

vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;

i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi

e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.

E l'interrogazione che sale alla mia gola

al vederli passare, mi riscende, vinta:

parlano strane lingue e non la commossa

lingua che in terre d'oro la mia povera madre canta.

 

 

 
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