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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Dulce et Decorum Est, di Wilfred Owen 30/04/2015
 

Continua la rassegna di poesie sulla Prima Guerra Mondiale  e ora tocca a Wilfred Owen, un poeta inglese nato il 18 marzo 1893 e caduto in combattimento il 4 novembre 1918. Quella che segue (Dulce Et Decorum est, cioè dolce e decoroso è morire per la patria) è una delle più belle poesie contro ogni guerra.

 

 

 

Dulce Et Decorum Est

di Wilfred Owen

 

Piegati in due, come vecchi straccioni, sacco in spalla,

le ginocchia ricurve, tossendo come megere, imprecavamo nel fango, finché volgemmo le spalle all'ossessivo bagliore delle esplosioni

e verso il nostro lontano riposo cominciammo ad arrancare. Gli uomini marciavano addormentati. Molti, persi gli stivali, procedevano claudicanti, calzati di sangue. Tutti finirono azzoppati; tutti orbi; ubriachi di stanchezza; sordi persino al sibilo di stanche granate che cadevano lontane indietro.

 

Il gas! Il GAS! Svelti ragazzi! – Come in estasi annasparono, infilandosi appena in tempo i goffi elmetti;

ma ci fu uno che continuava a gridare e inciampare dimenandosi come in mezzo alle fiamme o alla calce…

Confusamente, attraverso l'oblò di vetro appannato e la densa luce verdastra come in un mare verde, lo vidi annegare.

 

In tutti i miei sogni, davanti ai miei occhi smarriti, si tuffa verso di me, cola giù, soffoca, annega.

 

Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo dietro il furgone in cui lo scaraventammo, e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto, il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato; se potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,

fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava, osceni come il cancro, amari come il rigurgito di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti – amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,

la vecchia Menzogna: Dulce et decorum est pro patria mori.

 

 

 

 
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