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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Il tesoro, di Giovanni Pascoli 25/04/2016
 

Il lavoro dovrebbe essere un diritto e sta all'uomo al pari della vita. Con l'operosità l'essere umano, oltre che provvedere ai suoi bisogni, completa se stesso. Un tempo, soprattutto all'avvento delle attività industriali, era un dovere fra i più ingrati e solo grazie alle lotte sindacali, che hanno bilanciato gli obblighi con i diritti, il lavoro è diventato ricchezza per la collettività e per il singolo. Non è quindi un caso se il 1° maggio di ogni anno si festeggiano i lavoratori, le loro conquiste sociali, sempre pericolosamente minacciate da chi, detenendo il potere, ha un concetto schiavista del lavoro, che, per la sua funzione di arricchire economicamente e moralmente l'uomo, è un tesoro, come anche lo definisce Giovanni Pascoli con la poesia che segue.

 

 

 

 

Il tesoro

di Giovanni Pascoli

 

C'era una volta un vecchio
contadino
che aveva un suo campetto e la sua
marra
e tre figlioli. Giunto al lumicino,
volle i suoi tre figlioli accanto al
letto.
« Ragazzi - disse - vado al mio
 destino
 ma vi lascio un tesoro: è nel 
campetto ».
E non potè dir altro, o non volle.
A mente i figli tennero il suo detto.
Quando fu morto, quelli il piano., il
colle
vangano, vangano, vangano; invano
 voltano al sole e tritano le zolle:
niente! Ma, pel raccolto, quando il
grano
vinse i granai, lo videro il tesoro
che aveva detto il vecchio; era in lor
mano,
era la vanga dalla punta d'oro.



 
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