Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia 

  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Ai quindici di Piazzale Loreto, di Salvatore Quasimodo 25/04/2016
 

Oggi ricorre il 25 aprile, festa della liberazione, o anche della Resistenza, data prescelta per celebrare il giorno della proclamazione da parte del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia l'insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. In pratica la consacrazione in perpetuo dei valori della Resistenza, di quello straordinario moto popolare che vide, dopo l'8 settembre 1943, una reazione, decisa e attiva, alle forze tedesche occupanti e ai loro sodali della Repubblica di Sal. Oggi si tende, da parte di certi spiriti reazionari, ad associare l'ideale partigiano a quello dei repubblichini. Attenzione, un voler capovolgere la storia, un voler dare pari dignit a chi la merita e a chi invece non la merita, come se volessimo porre su uno stesso piano morale le forze di polizia e i criminali. Dietro ai partigiani c' l'ideale di un mondo libero, in cui tutti sono paritari nei diritti e nei doveri; dietro i fascisti c' solo il nulla, anzi qualcosa c', c' la reazione violenta e rabbiosa di chi non vuole ammettere la propria sconfitta, tanto da assecondare le forze occupanti tedesche, tradendo cos non tanto l'Italia, ma gli italiani. La bella poesia che segue commemora i 15 partigiani trucidati il 10 agosto 1944 a Milano, in piazzale Loreto, i cui corpi restarono esposti a lungo sul selciato. Altri corpi, appesi alle strutture di un distributore, nemmeno un anno dopo furono esibiti nello stesso luogo: erano quelli di Benito Mussolini e di altri gerarchi fucilati. Lo spettacolo non stato certo degno di un mondo civile, ma stato un ulteriore omaggio a quei quindici assassinati e ai tanti altri torturati e messi a morte dai nazifascisti.

 

 

Ai quindici di Piazzale Loreto 

di Salvatore Quasimodo

 


Ai quindici di Piazzale Loreto.
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?


Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d'un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell'ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo pass. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non guardia di tristezza,
non veglia di lacrime alle tombe:
la morte non d ombra quando vita.




 
©2006 ArteInsieme, « 012590375 »