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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Sera d’estate, di Giovanni Titta Rosa 06/09/2020
 
Un’estate torrida, un giorno che si chiude con la sera e con essa nasce una speranza di frescura nell’attesa di un temporale che tuttavia prenderà un’altra strada.




Sera d'estate

di Giovanni Titta Rosa



La sera sull'ombre crescenti
delle ingiallite pioppaie
portò un respiro di venti
gli acri romori dell'aie.


Prostrati dall'afa, odorando
l'aria, i bovi assonnati
s'alzarono grevi, mugliando,
in cerca d'erbe, pe' prati.


Rigò un fischio l'aria e poi
una voce s'udì da un poggio
e sotto il tramonto roggio
eran tozze statue i buoi.


Rotear di rondini, stridi
lunghi sull'aie, fumare
di camini sull'annottare,
trafelati ritorni ai nidi.


Finché rintoccò una campana
e un guizzo di lampo dal monte
nero colorò l'orizzonte
e la cenere della piana.


 Su arbusti e pietre, tinnendo,
gocce caddero, tiepide, rare,
si fermò l'aria, le strade
stavan prone, attendendo.


Ma la notte ritrasse la scura
nuvola negli spazi lontani
e i venti, aridi cani,
ridiscesero nella pianura.


 
©2006 ArteInsieme, « 011182028 »