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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  I pastori, di Gabriele D'Annunzio 22/10/2010
 

Uno stile inconfondibile, una musicalità che non finisce di stupire, una vita smodata fin quasi alla fine, indubbiamente un artista e uomo indimenticabili.

Le sue poesie non sono parole, ma note, quasi brani di musica classica, in cui i versi si rincorrono con eleganza e con forza suadente. Gabriele D'Annunzio è indubbiamente un grande poeta e probabilmente sarebbe stato il più grande se solo avesse voluto, o potuto, dare  quello spessore alle sue liriche,  che pure sono di sublime bellezza, come quella che segue:

 

 

 

 

I pastori

di Gabriele D'Annunzio

 

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io miei pastori?

 

 
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