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  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Virgilio, di Giosuč Carducci 06/12/2010
 

Nella seconda metą del XIX secolo Giosuč Carducci rappresenta un poeta personaggio, non schivo come il Pascoli, ma spesso in prima linea con idee, politiche, in contrasto con quelle imperanti e anche fra di loro. Riuscģ tuttavia a mantenersi fedele alla massoneria nel rispetto di una fede repubblicana e con un'impronta tipicamente laicista della sua produzione poetica. Fu proprio l'iscrizione alla loggia che gli permise di vivere a modo suo, senza contrasti con la monarchia, tanto che divenne anche senatore, sostenendo la politica di Crispi, di stampo chiaramente conservatore.

Tuttavia, per quanto Carducci risulti soggetto a influssi anche contrastanti, non ci sono dubbi sul suo talento poetico, piuttosto fecondo di opere, la cui notorietą andņ oltre i confini nazionali.

La sua č una poesia che tocca diversi temi, fra cui l'amore, l'eroismo, il paesaggio e la memoria. Il suo č un linguaggio aulico, ma non spinto all'estremo, cosģ che rappresenta idealmente, per la letteratura italiana, la fase di transizione fra il classicismo prima imperante e lo sperimentalismo del secolo successivo.

Un chiaro esempio al riguardo č la poesia che segue:

 

 

 

Virgilio

di Giosuč Carducci

 

 

Come, quando su' campi arsi la pia
Luna imminente il gelo estivo infonde,
Mormora al bianco lume il rio tra via 
Riscintillando tra le brevi sponde;
E il secreto usignuolo entro le fronde
Empie il vasto seren di melodia,
Ascolta il viatore ed a le bionde
Chiome che amņ ripensa, e il tempo oblia;
Ed orba madre, che doleasi in vano,
Da un avel gli occhi al ciel lucente gira
E in quel diffuso albor l'animo queta;
Ridono in tanto i monti e il mar lontano,
Tra i grandi arbor la fresca aura sospira:
Tale il tuo verso a me, divin poeta.

 

(da Juvenilia)

 
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