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  Letteratura  »  Il viaggio, di Laura Vargiu, edito da Youcanprint e recensito da Piera Maria Chessa 25/11/2020
 
Il viaggio – Laura Vargiu – Youcanprint – Pagg. 62 – ISBN 9788891182067 – Euro 7,00



Ho appena concluso la lettura del racconto “Il viaggio”, di Laura Vargiu, e ancora avverto intorno a me la danza delle parole arabe e berbere pronunciate dai protagonisti. E mi sembra di vedere nitidamente anche i colori di una terra, quella del Marocco, così particolare e unica, che non puoi dimenticare.

Il viaggio” è un racconto molto interessante, bello per come è stato scritto, ma altrettanto bello per le atmosfere e certe caratteristiche del territorio in cui la vicenda si svolge. Sono delle brevi pennellate quelle di Laura, ma così incisive da rimanere impresse a lungo.

Il viaggio” racconta una storia difficile, un dolore che si è protratto nel tempo, per circa vent’anni, che si è nutrito di nostalgia e rimpianto, ma anche di inquietudine e delusione. Racconta la storia di una bambina che lascia il suo borgo, e non per sua scelta, e poi i suoi vent’anni successivi, quelli che intercorrono tra i dieci/ undici della partenza e i trenta del rientro nella casa dell’infanzia. Un viaggio realmente compiuto, ma anche un viaggio interiore, passando attraverso una sofferenza psicologica profonda e convinzioni che poi si dimostrano fallaci.

In questo importante viaggio dentro la memoria “incontriamo” la protagonista, alcuni dei suoi numerosi parenti, la compagna di classe, e l’autrice ce li presenta in quel modo particolare che la contraddistingue. Si sofferma sulla carnagione ambrata di Aicha, sul suo carattere determinato, forse lo stesso di sua madre, così coraggiosa nelle scelte, ci presenta la più piccola delle sue sorelle, il suo sorriso accogliente, e poi ancora la severità, l’austerità, mi viene da dire, della sorella maggiore, ed evidenzia il carattere riservato del padre, forse lui non sempre coraggioso nelle scelte, ma con tratti poetici, un po’ “sognatore”, come dice Laura. Quel padre molto amato ma troppo silenzioso.

L’importanza delle parole, quelle giuste, per far sì che non si creino degli equivoci, perché, il racconto insegna, possono fare molto male, se non dette. E ugualmente, possono ferire a lungo, se dette, come nel caso della compagna di scuola, che pur così piccola, in una determinata circostanza, ha pronunciato le parole meno adatte.

Sarà invece una nipotina ad aiutare la protagonista nel vedere finalmente chiaro dentro di sè, e lo farà con la spontaneità dei bambini sensibili, e con una tenera stretta di mano.

Laura dimostra di conoscere molto bene la cultura marocchina, i luoghi che descrive, le usanze della gente, le sue consuetudini, ma anche di amare profondamente quel mondo così lontano dal nostro, di capirlo nelle sue peculiarità, di rispettarlo nella sua essenza.

Una scrittura, la sua, che non si può non apprezzare, così coinvolgente e pertinente, così attenta com’è lei ai particolari, ai sentimenti dei protagonisti della sua storia.

Piacevole davvero la lettura di questo racconto, piacevole e istruttiva.



Piera Maria Chessa



https://pieramariachessa.wordpress.com/








 
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