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  Letteratura  »  La memoria dei nonni, di Diversi Autori, a cura di Marinella Fiume, edito da Algra e prefato da Marinella Fiume 28/02/2021
 
La memoria dei nonni

di AA.VV.

a cura di Marinella Fiume

Algra Editore

https://www.algraeditore.it/narrativa/la-memoria-dei-nonni-racconti/

Narrativa racconti

Pagg. 196

Prezzo Euro 15,00



Prefazione

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità le persone più fragili, più vulnerabili e meno resistenti all’attacco del Covid 19, sono nella fascia da ottanta a oltre novant’anni d’età. Ed è infatti soprattutto questa la generazione che la pandemia ci ha rubato in un breve lasso di tempo. I nostri nonni.

A loro è stato dedicato il commosso pensiero che circola virale in questo periodo sui social e che ci piace riportare:

«Se ne vanno. Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici. Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero. Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato. Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze…»

Una strage! E così ci siamo ritrovati improvvisamente orfani di un’intera generazione di uomini e donne che se ne è andata via in silenzio, come hanno vissuto la loro vita fatta di lavoro, di sacrifici, di privazioni, e in solitudine, nelle proprie case o negli ospedali o nelle case di riposo, per la paura del contagio e la rottura forzata dei rapporti personali.

Una prima linea che muore”, è stato scritto, “intere comunità impoverite dalla sua scomparsa”. Dice bene il presidente della Repubblica, “impoverite”, perché, al di là della dimensione familiare, è la memoria storica delle comunità che scompare, un enorme patrimonio di memoria.

Una generazione che ha ricostruito il Paese, che ci ha dato un benessere generalizzato e ha continuato generosamente a sostenerci anche quando la crisi e la disoccupazione quel benessere non lo garantiva più a molti. Quei vecchi noiosi, antiquati, demodé guardati come improduttivi dal resto della società, dalla cosiddetta “popolazione attiva”, distratta dalle ragioni dell’essere e attratta da quelle dell’avere, dal mito del giovanilismo a tutti i costi, dall’ effimero, dal lusso, dal successo, convinta che il valore di un uomo risieda esclusivamente nella sua sempre valida capacità lavorativa, nelle sue aspettative di vita, e ignara dell’eredità di esperienza, pazienza e memoria che gli anziani rappresentano e che dovrebbero essere in qualche modo riferimento per le giovani generazioni.

Una generazione che non aborriva la vecchiaia, che sapeva piangere i suoi morti, ritualizzare e socializzare il trapasso, accettare e rielaborare il lutto, perché sapeva invecchiare e morire.

E con la loro dipartita se ne va anche un enorme patrimonio di esperienza.

Ed invece esperienza e memoria sono un’ eredità che non possiamo e non dobbiamo disperdere neanche nella nostra società globalizzata che si avvia a diventare sempre più vecchia.

Con loro scompaiono non solo volti cari, ma anche vecchi mestieri e abilità legate alla capacità di sopravvivenza prima delle conquiste tecnologiche, nel rispetto degli equilibri naturali, come accendere un fuoco, fare il pane a casa, tessere, filare, confezionare un vestito, fare la calza, lavorare ai ferri e all’uncinetto, preparare il sapone, lavorare le pelli e riparare le scarpe, riconoscere le erbe selvatiche commestibili e quelle curative, preparare marmellate e sciroppi, conservare e trasformare gli alimenti, allevare animali nell’aia, costruire muretti a secco, andare a cavallo o a dorso d’asino e di mulo, piantare l’orto, fare i conti senza la calcolatrice… Ma soprattutto riparare, rivoltare, riusare, riciclare. E tante altre cose ancora, tutte cose che non ho mai imparato a fare e che ora la pandemia costringe spesso a ripescare magari consultando il web!

Con loro scompare anche una capacità di affabulazione che gettava ponti comunicativi tra le generazioni quando i nostri figli che lasciavamo a loro - ai nonni, eterni baby sitter - non solo per necessità ma anche per nostra comodità, per una vacanza senza impicci, erano stanchi dei cartoni animati e dei giochi elettronici.

Nonni illustri o colti che facevano fare loro i compiti e regalavano libri, nonni semplici ma non meno preziosi che portavano al cinema o ai giardini pubblici. Spalle su cui piangere, confidenti che mai ti avrebbero tradito, complici e segrete riserve aurifere (loro così parsimoniosi) per i nipoti adolescenti e più grandicelli.

Nonni che erano ponti tra le famiglie sempre più disperse e sparpagliate che grazie a loro si incontravano almeno per le feste; nonne sempre in cucina attorno a piatti che nessuno chef può emulare e i cui sapori non troveremo più.

Nonni che erano ponti tra il vicinato, le comunità, che conoscevano sempre il grado di parentela e la relazione che legava ogni anello all’altro.

Nonni che conoscevano un secolo di storia contemporanea perché l’avevano vissuta sulla propria pelle dalla parte dei vinti o dei vincitori di ogni guerra.

Nonni che capivano da una sola occhiata e sapevano consolare…


La vecchiaia è un dono – ha detto di recente papa Francesco - e i nonni sono l’anello di congiunzione tra le diverse generazioni per trasmettere ai giovani l’esperienza di vita e di fede. I nonni tante volte sono dimenticati e non dimentichiamo questa ricchezza di custodire le radici e trasmettere. Per questo ho deciso di istituire la giornata mondiale dei nonni e degli anziani che si terrà in tutta la Chiesa ogni anno la quarta domenica di luglio in prossimità della ricorrenza dei santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù. È importante che i nonni incontrino i nipoti e i nipoti si incontrino coi nonni perché, come dice il profeta Gioele, i nonni davanti ai nipoti sogneranno e i giovani, prendendo forza dai nonni, andranno avanti, profetizzeranno”.

Perciò questo libro, un piccolo, commosso omaggio a più voci ai nonni, siciliani ma non solo, un tentativo di recupero di storie di vita, ricordi, testimonianze, frammenti di memoria che un tempo non ci interessarono o ascoltammo distrattamente e ora ci mancano e non vogliamo perdere se non vogliamo recidere fili e radici da cui ricominciare.

Una sorta di “Spoon River”, un modo di tornare a socializzare la morte - o forse di fermarla ancora sulla soglia -, di mostrare riconoscenza, risarcire e rendere giustizia… postuma, una richiesta di perdono. Perché, fino a quando ci sarà qualcuno a dare loro una voce, non moriranno mai.

Dai racconti e dalle testimonianze dei nipoti e dei pronipoti, pur nella grande varietà di voci, personaggi, ambienti, un elemento comune viene fuori: l’orgoglio di esserne gli eredi e i discendenti.

Che nonni, i nostri nonni!


Marinella Fiume

 
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