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  Letteratura  »  L’isola che non c’era, di Leonardo Bonetti, edito da Il ramo e la foglia e recensito da Katia Ciarrocchi 07/06/2021
 
L’isola che non c’era – Leonardo Bonetti – Il ramo e la foglia – Pagg. 160 – ISBN 9791280223005 – Prezzo Euro 15,00



un giorno come altri, si sarebbe avventurato alla volta dell’isola portando con sé nient’altro che la sua umile ingenuità.

Seguo Leonardo Bonetti sin dal suo esordio, credo di aver letto tutta la sua produzione e devo dire che ne sono letteralmente innamorata. Ho affrontato l’ultimo suo lavoro “L’isola che non c’era”, edito Il ramo e la foglia, con tantissime aspettative visto i suoi precedenti.
Un’isola è riemersa dalle acque dell’Adriatico misteriosamente, questo avviene solo dopo la scomparsa del libro che la raccontava, ma con la sparizione di esso nulla di spiegabile o scritto c’è sulla natura dell’isola.
L’isola è il viaggio che intraprende Leo il giovane protagonista de “L’isola che non c’era”, dopo aver subito un abbandono totalmente inaspettato, aprendo uno squarcio immenso, ed è così che parte alla ricerca di un riscatto per il torto subito.
Leo (mi sorge un dubbio che Leo sia proprio l’abbreviazione di Leonardo nome dell’autore? Che l’autore stesso stia affrontando metaforicamente il suo viaggio interiore?), trova una terra affascinante un luogo sereno, dove ognuno vorrebbe vivere perché vi regna armonia e giustizia, ma tanta bellezza cosa nasconde?
Nella vita precedente all’isola, Leo è descritto come un uomo insignificante dove non è protagonista degli eventi, ma li subisce lasciando che essi decidono per lui, sull’isola vi è la sua trasformazione, è lui il protagonista, inizia a porre e a porsi domande perché ciò che lo circonda non lo convince: e dov’è anche questa volta l’inganno?
L’aspetto filosofico del senso delle cose e della vita stessa aleggia sulle pagine del libro di Leonardo Bonetti, e il lettore non può far altro che soffermarsi a riflettere, questo è inevitabile se ci si ritrova immerse nelle sue pagine. Ma soprattutto il messaggio che arriva dritto è che dalle difficoltà che la vita ci pone davanti non si fugge; forse è solo utopia la perfezione che sembrava abitare l’isola, il mondo perfetto non esiste nemmeno ove tutto sembra tale.
Bonetti ne L’isola che non c’era lascia aperto il finale, forse per un proseguo o forse solo per dare l’opportunità al lettore di scrivere il suo di finale, di arrivare alla propria conclusione.
Interessante l’idea principale del libro, ma a mio avviso la scrittura evocativa e sicuramente troppo ricercata e aulica, stona con il lettore del nostro secolo, ne appesantisce la lettura non permettendo la fluidità di cui il romanzo ha bisogno.

«Il mio bambino nascerà tra cinque mesi, se l’isola lo vorrà» continua Antonia piena di pietà «e se sarà di un’altra. Ma non me ne do cura. La nascita è sempre una separazione».

Ed è davvero una fortuna che gli alberi siano così benevoli e il loro dialogo tanto silenzioso; qui, sulla nostra isola, nessuno può giudicare. È escluso il concetto stesso di sentenza, di verdetto. E le cose, così, vanno molto meglio, mi creda…

C’è sempre bisogno di qualcosa che ci separi da farci sentire vicini.


Katia Ciarrocchi


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