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  Letteratura  »  Poesie future, di Carla Malerba, edito da Puntoacapo e recensito da Gabriella Zito 30/10/2021
 
Poesie future - Carla Malerba - Puntoacapo Editrice, 2020


Ho seguito il percorso artistico di Carla Malerba attraverso la lettura di alcune raccolte di versi, “Luci ed ombre”, “Creatura d’acqua e di foglie” e “Di terre straniere”. L’ultima sua opera, “Poesie future”, mi ha dato la sensazione di rottura a con le opere del passato ed il titolo stesso ne sottolinea la novità. Non più ricerche formali, ma la conquista di uno stile proprio, dove la parola esprime tutta la purezza del suo significato.

E i versi che aprono la raccolta sono come un manifesto della nuova poetica:

Cercherò la parola mare

Per quante volte l’ho scritta

Cercherò di non farmi dominare

Dalla perversità della rima

O dalle immagini aperte.

Meglio la chiusa parola

Che travesta il mistero

Meglio celare il pensiero

Di ciò che tocca a ciascuno.

L’autrice va dichiaratamente alla ricerca di una lingua diversa, che esprima nuovi contenuti e significati, pur con l’uso di parole comuni al linguaggio poetico, come la parola “mare”. Un riferimento a Montale, per il quale Carla Malerba nutre profonda ammirazione? Ed ancora:

cercherò di non farmi dominare/ dalla perversità della rima/ o dalle immagini aperte.

Un nuovo stile, quindi, dove gli artifici retorici siano controllati e purificati fino a rendere l’immagine essenziale.

Anche in “Poesie future”, come nelle altre raccolte, viene dato particolare risalto al tema dello straniamento, un tema che ci accomuna e che penso accompagni il percorso di vita di tante persone che, staccate dalla terra natale, cercano invano una collocazione che dia un senso autentico alla propria identità.

Nel caso di Carla Malerba la terra natale è l’Africa ed il distacco è stato doloroso.

In “Luci ed ombre” il ricordo ha il tono forte dell’esperienza autobiografica:

Ti lascio, Africa mia,

i tuoi colori,

il suk chiassoso,

la mia casa.

e lo stesso possiamo dire per la poesia “Se fossi nata” che fa parte della raccolta “Creatura d’acqua e di foglie”, dove comunque si imprimono per la loro incisività i versi emblematici:

Mia madre è l’Africa,

già madre di mia madre

In “Di terre straniere” l’Africa diviene la protagonista in alcune delle poesie che la compongono ed infatti la raccolta è un omaggio dell’autrice alla sua terra che ha dovuto abbandonare in seguito agli eventi drammatici del 1970. Pubblicata nel 2010, è una commemorazione dovuta, ma anche l’occasione per andare oltre alla pura esperienza autobiografica e sviluppare il tema dello straniamento. E lo stesso titolo non potrebbe esprimere meglio la sensazione di non appartenenza di chi si ritrova a vivere in un luogo che non è quello della nascita.

Altra vita era

quella di cui poco

è rimasto;

memorie di strada

e di volti,

gialla la luce

della sera

sulle case,

nei vicoli

canti e richiami.

……………………….

L’unico paese

che mi è rimasto

è il mio cuore

Chi è stato sradicato dalla terra natale, vive ogni nuova esperienza con un senso di spaesamento, di inadeguatezza al luogo ed alle situazioni, sottoposto al ricatto costante della nostalgia per ciò che non le appartiene più. Carla Malerba già in questi versi supera l’esperienza biografica che diventa pensiero, riflessione, attraverso uno stile ormai sapientemente articolato e di cui è completamente padrona.

E in “Poesie future” viene ripreso il tema dello straniamento, della solitudine:

Ti rammenti

La terra natale?

Anche se non era la tua terra

L’hai amata come tale,

e se non era il tuo

il suo idioma,

lo sentivi familiare.

E sempre

Ti segue forte

Una solitudine amara,

un doloroso straniamento.

I versi scaturiscono rarefatti, in un linguaggio comune, colloquiale che esprime perfettamente la purezza del pensiero, divenuto autentica poesia.

Ma nell’ultima raccolta il tema dello straniamento, al di là dell’esperienza personale, si arricchisce anche di immagini di estremo realismo:

Come un’arancia la luna

questa notte,

un’arancia mezza nera

e mezza d’argento.

Basta che allunghi il braccio

Che la uncini.

Così bianca e nebbiosa

la luna

Deve sapere di trielina.

Non lo sanno gli innamorati,

quelli che si aggirano sotto gli alberi.

Pensano che sappia di panna

la luna

La luna, paragonata all’arancia, nella sua concretezza immediata, un qualcosa che ti illudi di afferrare, riesce a farci percepire l’estraneità dell’uomo al mistero dell’universo.

Oggi nessun paese ho nel mio cuore”, con la dedica “Alla terra di Libia”, ci riporta ai ricordi del passato che hanno lasciato in lei la sensazione di sradicamento, di non appartenenza. E l’immagine lapidaria: “Oggi nessun paese / ho nel mio cuore”, la accomuna, nel suo sentire, ad Ungaretti.

Se vuoi ti cerco”, poesia che dà il titolo ad un’altra sezione, rivela la novità di un linguaggio che è colloquiale, prosastico e nell’uso delle parole semplici, piane e dirette, l’autrice riesce a creare immagini di notevole forza espressiva. Come non pensare a Pavese poeta?

Una lettura nuova, direi, quella che “Poesie future” è stata per me, che ho percepito il lungo e attento processo creativo di C.M. che, partendo dalla lezione dei grandi, ne ha colto il messaggio universale ed è riuscita a trasmetterne la purezza attraverso i propri versi.

Non a caso, nella sezione “Ritorni”, leggiamo questa poesia:

(ad A. T.)

Se tu potessi accompagnarmi

per le vie della poesia

ti chiederei di districare

le mie parole

da intrichi di rami

secchi e distorti

di rischiarare i miei occhi

fino a trovare quella pacata

forma, quei voli.

Hai lasciato sul tavolo

parole lievi e alte.

Andando via

sei rimasto

più vero e vivo di altri.



Gabriella Zito



Nata in Sicilia, Gabriella Zito è sempre vissuta ad Arezzo, dove ha insegnato lettere negli istituti di scuola superiore. Ha una particolare predilezione per la musica classica, di cui ha approfondito la conoscenza attraverso lo studio del pianoforte. Considera la poesia la forma d’arte che più si avvicina alla musica, per lo stretto rapporto tra i due linguaggi che si integrano e completano a vicenda.

 
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