Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
 
 

  Letteratura  »  Semi nudi, di Franca Canapini, edito da puntoacapo e recensito da Carmelo Consoli 16/11/2021
 
Semi nudi – Franca Canapini - puntoacapo – Pagg. 130 – ISBN 978-88-31428-33-0 – Euro 15,00



Risulta coinvolgente e piacevole la lettura del libro “ Semi nudi” di Franca Canapini per quella mistura di realtà antica, sogno, magia  e consapevolezza esistenziale moderna presente dalla  prima all’ultima pagina, con il tutto rappresentato  attraverso un linguaggio poetico di grande  efficacia, bellezza e musicalità.

Il fil rouge che lega il libro,  specialmente nella prima sezione, è un ritorno dell’autrice ad uno stato antico di purezza e Grazia nella natura e nella propria armonia vitale con un tuffo rigenerante e amorevole verso il mondo, insomma un approdo ad una felice e antica innocenza  dopo essersi depurata da ogni contaminazione ambientale e di convivenza esterna.

Una sorta di legame  con  tutto ciò che la circonda  in modalità poetica, ossia un vivere poeticamente la vita.

L’autrice e la natura si legano dunque in profonda  simbiosi ed in un rinnovato  ritorno alle origini, a quel  suo seme nudo della terra appunto, ossia  ad una antica e arcana bellezza.

I temi cari da sempre all’autrice come la Natura, il Mito, particolarmente nella prima sezione dal titolo” Un anno a passi leggeri sulla terra”  si manifestano  ma in una nuova luce  di splendori misti a riflessioni sul senso dell’esistenza, in cui si prende atto delle fragilità dell’uomo e  del suo destino nell’universo.

E così la splendida e mitica rappresentazione dei paesaggi e delle stagioni, riportata al suo originario splendore dai ricordi si carica di una matura e consapevole nota di limitatezza, di inquietudine in cui anche  il senso della morte emerge donando  un particolare e maturo fascino alla sua scrittura.

Davvero interessante scorrere le pagine di questo volume e restare sorpresi da come la tensione emotiva resti sempre alta sezione  dopo sezione .

Architrave che regge il narrato e fondamentale supporto a questo interesse di lettura è rappresentato dal linguaggio poetico utilizzato dall’autrice, che si esalta in due tonalità.

Nelle prime due sezioni  con una sorta di composta, equilibrata continua e variegata  stupefazione di fronte agli orizzonti e agli accadimenti della sua terra, caricata di cromie e fragranze che non scade mai in sentimentalismi sterili ma che anzi induce ad una dolce riflessione e dove i versi risuonano di una pacata solennità, mentre nelle altre sezioni  il verso si impreziosisce con l’accesso ad un mondo onirico segreto e surreale che sorprende e affascina.

Si avverte senza dubbio di come la Canapini abbia la capacità di calarsi profondamente in una ipnotica fusione con ciò che descrive, di trasmutare con vera poesia la realtà esterna e di accedere a mondi afferenti a surreali fantasie, sempre con piena musicalità.

La raccolta affronta una ricca una carrellata di tematiche,  un percorso a 360  gradi nella  personalità umana e poetica dell’autrice , presenta  un DNA personale attraversato da non solo amore e pietas ma anche di spazi arcani  di espressione della parola.

   Ma entriamo nel dettaglio delle sezioni:

la prima ( la più corposa come opere presenti)  apre con una bella citazione da Tito Lucrezio Caro ( dal De rerum natura) ed è esplicitamente un felice ritorno, dopo la pandemia, alla sua natura selvatica dove abitano  affascinanti ricordi colmi di colori e fragranze, fauna e flora che teneramente si uniscono in un territorio materno e dolce.

Una semplice e trionfante felicità di epifanie riacquistate  talora  attraversa i versi dell’autrice che si ritrova immersa nel suo quotidiano spazio naturale di giorni e stagioni d’un tempo passato che ritorna mitizzato e incantevole.

Versi comunque non esenti da venature attraversate dal dubbio e dall’incertezza sul divenire degli anni e delle stagioni sulla fragilità e decadimento  degli uomini e della natura.” Chi siamo noi ombre in cammino, scrive e ancora i bellissimi versi: Come foglie noi/ accesi di bellezza, spenti di energia…./

Scorrono dunque  paesaggi, borghi, piane , cromie di albe e tramonti, silenzi e casolari abbandonati,  momenti e scatti fotografici   di quell’antico quotidiano nella loro arcana bellezza.

Significativa è la poesia “  Kairos”  della prima sezione a pagina 40, quando cita: “Arriva sempre il momento giusto dopo il tormento e la bufera/”.

Nella seconda sezione  intitolata “Con dedica” la poesia si fa memoria viva e nostalgica di volti e persone scomparse, anche in modalità  traumatica, ricordo di figli e giovani con cui confrontare il tempo di ieri con quello di oggi sempre in un’ottica di amorevole accettazione del prossimo e condanna della violenza; una poesia simbolo di questa sezione è la bellissima: “ Chiedilo al ciliegio”, dedicata ai foreign-fighters .

Nella terza e quarta parte  la Canapini da una svolta introspettiva e particolarmente onirica alla sua poesia, rendendola maggiormente complessa, frastagliata e innovativa nel fraseggio poetico.

Dapprima con “Nella casa della matrioska” e successivamente con “La Sibilla del sogno”.

Una immersione alla ricerca di sé stessa direi, talora con divertita partecipazione e nel mondo della fantasia  dove scrive: “ Sono matrioska/nel mio palazzo di sette stanze/con sette porte comunicanti”e concludendo dopo aver visionato le varie stanze del palazzo con : “ Ma nella settima, infine/ sono seme nudo- fluisce l’acqua / dalla sorgente dell’intimità”.

Si fa forte il suo rifiuto di una realtà che non le appartiene e chiaro il suo accesso ad un inconscio surreale e  purificato, attraverso una suggestiva successione di versi  che caratterizza soprattutto l’ultima sezione del libro, appunto: “ La Sibilla del sogno”.

Qui torna a farsi sentire la sua voce di bambina e si  attua una sua netta  separazione dal corpo,  con una caduta  in una trance simile a  un vortice  che conduce a territori  di smarrimento,  sogno, fiaba, e filastrocca,  cadenze ipnotiche come nelle liriche “Blu flamenco” e “ DéJà vu “.

Concludendo insomma questo libro veramente lodevole si può definire  una silloge trascinante di notevole interesse letterario per i contenuti espressi ed i versi che li sorreggono, pura espressione del sogno dell’autrice di riconquistare  antichi valori e perdute leggerezze, ritornando così ai semi nudi della sua terra,  a quell’antico solenne silenzio che la caratterizza, alla sua ancestrale fragranza.

Carmelo Consoli

 

 

 
©2006 ArteInsieme, « 011934741 »