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  Letteratura  »  Aria, di Nazanine Hozar, edito da Einaudi e recensito da Laura Vargiu 10/09/2022
 
Aria – Nazanine Hozar – Einaudi – Pagg. 472 – ISBN 9788806247805 – Euro 23,00


L’Iran tra anni cinquanta e settanta


È l’Iran tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, con la sua storia da Mossadeq a Khomeini, a fare da sfondo alla vicenda narrata in questa bella opera prima di Nazanine Hozar, autrice della diaspora persiana che, nata a Teheran nel 1978, vive sin dall’infanzia in Canada.
Quello compreso tra l’ultimo scià e la Rivoluzione islamica, e tutto ciò che è seguito da allora sino alla più stretta attualità, è un periodo indagato da diversi autori iraniani, e non solo; il pensiero corre a Marjane Satrapi e al suo indimenticabile fumetto autobiografico “Persepolis”, ma anche all’americana Betty Mahmoody e alla sua drammatica testimonianza riportata nel noto best seller di fine anni Ottanta “Mai senza mia figlia”. La Hozar s’inserisce ora in questo lungo filone letterario e la sua Aria si rivela subito come un personaggio in cui sembra rispecchiarsi un Paese, la Persia appunto, in bilico fra tradizione - spesso culminante in arretratezza e degrado - e modernità, miseria e opulenza, Islam e altre culture religiose. Un ritratto ben riuscito che, attraverso una prosa corposa e coinvolgente, si presta a una lettura molto interessante per chi abbia la curiosità di approfondire la conoscenza di altri mondi.
La trama prende avvio dalla nascita e dal successivo abbandono della protagonista nell’inverno del 1953. Una piccola vita inerme buttata via tra neve e spazzatura a cui il destino, tuttavia, non nega un’opportunità di sopravvivenza e un nome insolito, anche se il percorso che la bambina dovrà affrontare, soprattutto nei primissimi anni, sarà irto di difficoltà. Fame e maltrattamenti, inframmezzati dal commovente amore di chi l’ha raccolta dalla strada e da un’amicizia sincera, scandiscono all’inizio un’infanzia trascorsa tra un balcone e le vie polverose della Teheran più popolare, per poi proseguire in altri scenari e con altre compagnie. Molto ben caratterizzati i personaggi che animano queste pagine, da quello della protagonista stessa a quelli (“buoni” e meno buoni) che, seppur non principali, giocano comunque un ruolo importante nello svolgimento della storia; in particolare, tra i vari, spiccano le figure rassicuranti di Behruz e di Massumeh che, a mio parere, risultano tra le più significative e degne di nota, così come, in un certo qual modo, lo è pure quella di Zahra.
L’esistenza di Aria e del suo microcosmo procede, anche con un inatteso colpo di scena all’inizio della terza parte, mentre tutt’intorno la situazione politica e sociale diviene a poco poco intollerabile scivolando sempre più verso una rivolta che sarà infine inevitabile e tragica come non mai. Questo romanzo, non a caso, mostra per bene come la sacrosanta reazione al dispotismo intollerabile (sostenuto dall’immancabile ipocrisia statunitense, non lo si dimentichi) della dinastia Pahlavi abbia finito per prendere una piega diversa da quella che ci si aspettava e come le aspettative di una larga parte degli oppositori siano state deluse quando hanno avuto la meglio le forze più retrograde e oscurantiste tra quelle scese in campo. E così la violenza dello scià e della sua temuta Savak viene sostituita, dopo il ritorno di Khomeini in patria, da quella teocratica degli ayatollah e dei loro pasdaran indottrinati sulla base di un Islam (di matrice sciita) rivisto e corretto che mette al bando la cravatta e impone il nero del chador. Una rivoluzione tradita, dunque, che anche per i personaggi di questo romanzo avrà esiti diversi e, a seconda dei casi, a dir poco drammatici.

“[…] Come possono arrestare noi quando sono loro che stanno in una prigione? Eh? […]”



Laura Vargiu






 
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