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  Letteratura  »  Chiamate la levatrice, di Jennifer Worth, edito da Sellerio e recensito da Gabrio Zacchè 19/02/2023
 
Chiamate la levatrice Jennifer Worth – Sellerio – Pagg. 493 – ISBN 9788838931444 – Euro 15,00


Chiamate la levatrice!


Nell’immediato dopoguerra, nell’Europa impoverita dal secondo conflitto mondiale, il parto in ospedale è riservato prevalentemente ai casi difficili. Nell’Italia del 1951 partorisce a domicilio l’85% delle gravide, non è molto diversa la situazione in Inghilterra.

Un bel libro autobiografico, che la BBC ha tradotto in una serie televisiva, ne parla. Si tratta di “Chiamate la levatrice”, Call the midwife scritto da Jennifer Worth nel 2002 e pubblicato in Italia nel 2014. Jennifer è un’infermiera inglese, poi diventata musicista, che in gioventù (nei primi anni cinquanta) ha lavorato come levatrice nella zona più proletaria di Londra, quella del porto.

L’ambiente, le famiglie, le donne e i loro parti mi ricordano, per alcuni aspetti, i racconti di alcune vecchie ostetriche, compresa quella che mi ha fatto nascere in una corte di campagna molti anni fa. Ma nel diario di Jennifer la realtà sociale non è solo di povertà ma di una vera e propria miseria, oggi inimmaginabile, dove regna il degrado sociale, culturale e morale. L’assistenza ostetrica domiciliare non è garantita da un servizio sanitario pubblico ancora allo stato embrionale. A garantire l’assistenza gratuita vi è l’ordine monastico anglicano delle suore infermiere della Nonnatus House, che ho verificato essere ancora oggi presenti con attività consultoriali. Queste suore assumono, per potenziare la loro attività, giovani infermiere ed ostetriche, tra queste Jennifer, che in bicicletta corrono dove è richiesto aiuto, anche di notte, in quartieri ancora semidistrutti dai bombardamenti, tra vicoli sudici e case sconnesse.

Molte le storie di parti non sempre facili (un podalico assistito per la prima volta, una eclampsia, un parto prematuro, una partoriente rachitica, ecc.) e i ritratti delle protagoniste, con molti figli, sole o con il marito scaricatore sempre in osteria ad ubriacarsi. Abbiamo Muriel “una ragazzotta prosperosa di venticinque anni al quarto figlio”, Edith che “piccola e consunta...aveva tirato su sei figli” e a quarant’anni partorisce il settimo figlio, Molly “una ragazza di diciannove anni che aspetta il terzo bambino” e vive in un appartamento “dall’odore opprimente, un ripugnante miscuglio di sudore, urina, feci, sigarette, alcol” e tante altre donne con cui Jennifer ha un rapporto professionale confidenziale ed empatico.


E’ una lettura coinvolgente, un racconto pieno di emozioni tra vite, gioie e drammi vissuti da Jennifer con grande partecipazione e speranza per un futuro migliore, come poi sarà con l’istituzione del servizio sanitario nazionale in Inghilterra, in Italia e in tutta Europa.


Gabrio Zacchè


Da Cronache Sanitarie (agosto 2022)

 
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