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  Letteratura  »  Tutte le cose che chiudono gli occhi, di Annalisa Ciampalini, edito da Pequod e recensito da Carla Malerba 25/06/2023
 

Tutte le cose che chiudono gli occhi - Annalisa Ciampalini - Pequod - Pagg. 79 - ISBN 9788860682277 - Euro 13,00



Quando ho iniziato a leggere "Tutte le cose che chiudono gli occhi", ultima raccolta di Annalisa Ciampalini, mi sono trovata di fronte ad un percorso poetico che ha suscitato in me una grande serenità e una profonda empatia fin dalla prima lettura:

I nostri corpi complementari/ il tuo chiarore/ la mia esile oscurità. /Tua è la pietra dell´inverno/ il seme dormiente nel giaciglio scuro/ le mani che sanno dove premere/ A me resta l´albero lontano/ il bianco che si accumula piano/il fiore pallido/ esitante tra le dita."

I versi racchiudono, nella loro suggestiva cadenza, richiami al mondo interiore di Annalisa che è poi il mondo circostante, quello tanto caro e amato.

Nel succedersi delle ore, che siano quelle del "mezzogiorno ampio", o dell´autunno che sopraggiunge o quelle del solstizio invernale, si avverte il dire sereno della poetessa che è paga di occupare gli spazi di natura che le sono intorno per coglierne momenti straordinari, epifanie improvvise legate al volgere delle stagioni, nell´accettazione di quello che qui ci è dato, nulla che lei voglia cambiare: il colore dei fiori, la calma del bosco, lo stupore per gli improvvisi miracoli di luce.

Pare che il tempo abbia ritmi esatti, cari al cuore che non si sgomenta, ma

anzi attende che tutto il necessario si compia, così come deve scendere d´inverno l´ombra sulle cose.

L´empatia investe subito il lettore di questo libro di versi: basta socchiudere gli occhi per vedere i cieli di Annalisa o per lasciarsi trasportare dal moto del suo fiume -ognuno di noi dovrebbe avere un suo fiume segreto- o ancora per trovarsi nelle stanze di una casa antica pervase da un "chiarore acquatico e vibrante" che non induce il sonno.

Nei versi della prima sezione predomina la consapevolezza di avvertire un´assenza, accennata solo con un filo di voce ("il punto che ci guarda / e va taciuto"), di sentire la vita nella natura degli alberi e nel corso perenne dell´acqua. Alla poetessa basta solo una sedia per ricordare, un punto per dire l´indicibile, per comunicare che ciò che abbiamo qui è provvisorio.

Siamo destinati a passare nel tempo: il senso della riflessione su ciò che ci è

dato si definisce nel gruppo di liriche della seconda sezione il cui inizio è

segnato dalla poesia "Cosa vuol dire che non ci sei", un miracoloso equilibrio tra il detto e il non-detto nella figurazione dell´immagine amata -"quanta fatica trattenerti fino a sera!"- che rivolge lo sguardo verso chi rimane.

Nella poesia "Futuro prossimo" i versi ribadiscono l´effimera coniugazione di un

tempo "di luce e di vento": faremo, andremo, in un tempo che non ci appartiene e che si oppone a ciò che del tempo è nostro : il passato, forse, nel ricordo, il presente limitato dalla parvenza del sogno e già futuro nel suo compiersi.

La riflessione sul tempo in Ciampalini coinvolge, fa immedesimare, richiama attese e fragilità dense di consapevole filosofia esistenziale in cui, anche il verso, una volta scritto, è proteso a fermare il tempo con il potere della parola, ma si scontra con il divenire:

"La fragilità sta nel verso che non dura / scriverlo su carta / voltarsi per leggerlo di nuovo / e il segno muore"

La poetessa prende atto di un mancato compimento temporale, come accade quando ci sembra di avvertire- o avvertiamo- di far parte di questo scorrere senza che ci sia permesso di intravedere promesse e racconta il senso delle cose guardando con devozione il tempo delle loro trasformazioni.

Così come accade con i corsi d´acqua che la affascinano e la portano a descriverli sia che scorrano nella campagna sia che vadano verso indistinti altrove.

Ma per quanto talvolta si avvertano toni di mestizia nelle riflessioni che accomunano alla nostra storia l´accadere, lo scorrere dell´acqua, la vita delle cose, Annalisa Ciampalini ci invita "a custodire l´idea di qualcosa/ che risorge e resta".

Il richiamo viene dal profondo dell´essere, dalla capacità di percepire situazioni e di scorgere le nostre solitudini, di immaginare le sponde dove avverranno giorni e addii.

Il tutto avviene con un linguaggio che il lettore apprezza, nei toni di un colloquio atto a stabilire un legame tra le immagini e la parola, sempre nobile e tersa.

Il viaggio poetico di Ciampalini attraverso la difficile collocazione dell´essere, dello stare qui, in un mondo misto di concretezza e di sensazioni, di consapevolezza del vuoto con cui bisogna pur sapere di imbattersi, si sta compiendo.

Affiorano sentimenti di pietà mentre la visione si amalgama a quella reale e

non resta che immaginare miti lontani, credenze per sfuggire alla notte:

"Ma stasera, nella stanza condivisa, / le sedie disposte a cerchio / e una luce insieme. / Inizia così l´attesa del sonno."

Lo spirito di fratellanza che aleggia in tutta la silloge nel percorrere la vita delle cose indissolubilmente legate alla nostra vita, lo ritroviamo nel "noi" dell´ultima poesia che conclude questa bella silloge e che pongo a conclusione della mia lettura.

L´aereo sta per atterrare / e un pensiero di azzurre trasparenze / si diffonde nell´aria del risveglio. / Intanto la scritta luminosa della destinazione / vibra nell´indeterminatezza, / cerca un impulso favorevole, / feconda la costa, si trasforma in città. / Noi dobbiamo solo restare vivi / immaginare un luogo che ci aspetta / e una luce prematura. / Inventare questa gioia.



Carla Malerba


 
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