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  Bell'Italia  »  La certosa di Firenze, di Franca Canapini 15/10/2021
 
La certosa di Firenze

di Franca Canapini


La Certosa del Galluzzo



23 settembre 2021



Quante volte mentre correvamo in autostrada tra Firenze Sud e Firenze Nord, sbirciando il paesaggio all’altezza del Galluzzo, siamo stati colpiti dall’imponente costruzione della Certosa?

E’ la Certosa! Siamo alla Certosa!, e mai che ci fossimo chiesti come sarà dentro, come sarà visitarla, a chi appartiene?

Oggi, finalmente, poiché un’amica ci ha invitati ad accompagnarla ad una conferenza in cui era relatrice, abbiamo avuto il piacere di avvicinarla e di visitarne i locali più significativi.


Breve storia

La Certosa del Galluzzo, dedicata a San Lorenzo martire, sorge a Sud di Firenze, sulla sommità del monte Acuto, tra i torrenti Greve ed Ema.

E’ nata nella prima metà del XIV secolo per volontà del banchiere fiorentino Niccolò Acciaiuoli, ambasciatore presso la Corte Angioina del Regno di Napoli.

Diversamente dalle altre Certose contiene anche il palazzo Acciaiuoli, che doveva diventare residenza del fondatore e “Palazzo agli studi” cioè luogo di “studio” per studenti laici in teologia, diritto canonico e filosofia.

Ma il “sogno umanista” dell’Acciaiuoli non si conciliava con lo spirito dei Certosini tutto incentrato sulla “conoscenza di Dio nella solitudine” e perciò non potè realizzarsi.

I Certosini, infatti, perseguivano l’ ideale di vita monastica dettato da San Bruno, fondatore dell’ordine: un misto di eremitismo e comunità religiosa, per cui lo spazio conventuale fu rigorosamente definito per consentire l’incontro tra “vita solitaria” e “vita in comune”. Il momento essenziale della vita spirituale del monaco eremita è la “scuola nella sua cella” dove si dedica alla preghiera, all’interpretazione delle sacre Scritture e ai lavori manuali; i momenti comunitari si limitano alla liturgia comune, alla riunione capitolare e al pasto comune durante determinate feste.

Nei secoli la Certosa è stata completata e abbellita con opere d’arte. Vi hanno lavorato Orcagna e Giovanni della Robbia. Durante la peste del 1523 vi soggiornò il Pontormo che affrescò il chiostro grande con scene delle passione di Cristo.

Nel 1810 Napoleone soppresse il monastero e sciolse l’ordine dei certosini, ma dopo la sua caduta, essi  vi ritornarono.

Nel 1866 la legge del governo italiano soppresse nuovamente l’ordine. I monaci si appellarono al re d’Italia che concesse loro di rimanere come custodi della Certosa, la quale venne dichiarata monumento nazionale.

Ancora oggi la Certosa si trova sotto la tutela della Sovrintenza ai Beni culturali e Ambientali per le province di Firenze e Pistoia e, nel dicembre del 2017, la sua gestione è stata conferita dal Cardinale di Firenze Giuseppe Betori alla Comunità di San Leolino.

Tale comunità, nata nel 1986, dal 1997 ha sede nella Pieve di San Leolino a Panzano in Chianti ed è formata da sacerdoti e laici a servizio di una nuova evangelizzazione della cultura attraverso la cultura.


All’interno

 

Nell’avvicinarci il complesso del monastero ci è apparso come una vasta e articolata cittadella con diversi edifici, corridoi e chiostri. All’ingresso, protetto da un bellissimo loggiato, ci attendeva il Superiore della Comunità di San Leolino, Don Carmelo Mezzasalma il quale ci ha gentilmente fatto da guida mostrandoci i luoghi più significativi:

la Pinacoteca con gli affreschi di Pontormo, il grande salone del palazzo Acciaiuoli, La chiesa, l’appartamento del Papa, lo splendido chiostro grande con il porticato decorato da 66 medaglioni contenenti busti in terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, il monumento funebre del priore Buonafé, scolpito da Francesco di Giuliano da Sangallo nella sala del Capitolo e alcune celle.


Studium della Certosa e Conversazione con DANIELE PICCINI

 

La Comunità di San Leolino, nel settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, al fine di stimolare al dialogo culturale e a orientarsi in un tempo di profonda trasformazione, ha organizzato all’interno della Certosa una manifestazione intitolata Dante 1321 – 2021 Nei dintorni di un centenario che ha previsto e prevede un nutrito calendario di incontri .

Il primo incontro tenutosi il 3 giugno scorso ha visto una Prolusione di Sergio Givone su Firenze “fra terra e cielo”. Oggi il programma prevedeva:

 

Conversazione con Daniele Piccini su due suoi libri:

La gloria della lingua. Sulla sorte dei poeti e della poesia (Morcelliana 2019) e Luzi (Salerno 2020)

Interventi di Fernanda Caprilli e Carmelo Mezzasalma.

 

Le conversazioni di Fernanda Caprilli e Carmelo Mezzasalma con Daniele Piccini, docente di filologia della letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia, poeta e critico letterario, per chi ama la poesia e si sente un apprendista poeta come me, sono state davvero entusiasmanti.

Il primo saggio esplorato da Fernanda CaprilliLa gloria della lingua, prendendo spunto dal dialogo di Dante con Oderisi da Gubbio nell’XI canto del Purgatorio, s’interroga sulla condizione del poeta e della poesia nel mondo contemporaneo. Riflette sull’arduo connubio che Dante istituisce tra eccellenza e umiltà, tra scienza e innocenza e sul fatto che tali considerazioni sembrano adattarsi alla poesia contemporanea già a partire da Leopardi. L’epoca della gloria letteraria è finita, è iniziata quella della testimonianza-martirio. Oggi il poeta scrive sull’acqua e La gloria della lingua è possibile solo nel dono di sé che il poeta fa al mondo.

Qualche anno fa avevo compiuto una ricerca sulla “Funzione sociale del poeta nel mondo contemporaneo”, perciò questo saggio mi risulta particolarmente interessante in quanto va ad alimentare in me un interesse già acceso. Sono sicura che la sua lettura e il dialogo silenzioso con l’autore mi aiuteranno a chiarire meglio e ad arricchire il mio pensiero.  

Il secondo saggio, presentato da Carmelo Mezzasalma, e intitolato semplicemente Luzi

è una esegesi, la prima, dell’intera opera del poeta Mario Luzi.

E’ stato emozionante ascoltare Piccini che parlava del suo Maestro. Bello riconoscere di avere avuto un maestro e di avere amato altri poeti perché lui li amava!  

Insieme alla poetessa Carla Malerba e a mio marito Giulio Bigozzi, che ha fatto da fotografo, ringrazio tutti per il bel pomeriggio culturale trascorso.


 
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