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  Bell'Italia  »  Il lago di Bolsena, di Renzo Montagnoli 05/06/2022
 
Il lago di Bolsena

di Renzo Montagnoli



In Italia i laghi più estesi sono tutti al nord e, quasi tutti, sono di origine glaciale; nel resto del nostro paese i bacini lacustri sono presenze sporadiche e di modesta entità nel Mezzogiorno, mentre più frequenti si trovano in Umbria e nel Lazio, con quelli di quest’ultima regione che sono di origine vulcanica, nel senso che occupano il cratere di un vulcano spento. Non vantano grandi superfici, ma alcuni hanno una dimensione non disprezzabile, come quello di Bolsena che con i suoi 113 Kmq. è di poco inferiore all’umbro Trasimeno. Ed è appunto di questo che ora vado a parlare. Sito nella parte settentrionale del Lazio, in provincia di Viterbo, pare si sia formato oltre trecentomila anni fa in conseguenza del collasso della caldera di alcuni vulcani dei monti Volsini. Nella sua origine è il più grande in Europa, con una forma quasi rotonda, due isole, e un fiume emissario e un bacino idrografico di ben 273 Kmq. A ulteriore testimonianza delle sue origini vulcaniche ha spiagge con sabbia di colore nero riveniente dalla disgregazione delle rocce vulcaniche. Le coste sono in genere basse, interrotte da piccole penisole e con pochi promontori (il Monte Bisenzio, la Punta San Bernardino, la penisola di Capodimonte e la Punta di Sant’Antonio). Proprio per questo motivo gli insediamenti urbani sono stati facilitati e sorgono numerose strutture turistiche e balneari.

Fin dalla preistoria le coste del lago e le sue isole (Bisentina di 0,17 Kmq. E Martana di 0,10 Kmq.) furono abitate; erano villaggi palafitticoli e quindi nei pressi delle rive, ma non sulle stesse; in epoca etrusca assunse una grande importanza e sulle sue sponde sorsero quattro città: Visentum (l’odierna Bisenzio), Civita di Grotte di Castro, Cornossa e Bolsena, porto dell’importante urbe di Volsinii. In epoca romana, distrutta Volsinii, la popolazione fu trasferita a Bolsena, che prese il nome di Volsinii Novi; è in epoca tardo imperiale che avvenne il martirio di Santa Cristina che sarà poi proclamata patrona del lago.

Al riguardo è noto il cosiddetto Miracolo di Santa Cristina, la cui storia ho tratto pari pari dal sito Basilica S. Cristina – Santuario del Miracolo Eucaristico.

In un giorno imprecisato dell'anno 1263 (o 1264), forse nella tarda estate, giunse al santuario un sacerdote teutonico, al quale più tardi la tradizione attribuì un nome, Pietro, e una città d'origine, Praga. Sempre secondo la tradizione, Pietro aveva intrapreso il lungo e disagevole pellegrinaggio per sentirsi fortificato nelle verità di fede che in quel momento mettevano in crisi la sua identità di sacerdote, fra tutte la presenza reale di Cristo nell'eucaristia. Nell'animo di Pietro il ricordo della martire Cristina, la cui fortezza non aveva vacillato di fronte al martirio, aprì uno spiraglio. Dopo aver venerato devotamente la tomba della santa, in quel luogo celebrò l'eucaristia. Di nuovo i suoi dubbi cominciarono a turbargli la mente e il cuore; pregò intensamente la santa perché intercedesse presso Dio di donargli quella forza, quella certezza nella fede che l'avevano distinta nella prova estrema. Al momento della consacrazione, mentre teneva l'ostia sopra il calice, pronunciate le parole rituali, questa apparve visibilmente arrossata di sangue che copiosamente stillava bagnando il corporale. Al sacerdote mancò la forza di continuare il rito; pieno di confusione e di gioia, avvolse le specie eucaristiche nel corporale e si portò in sagrestia. Durante il percorso alcune gocce di sangue caddero anche sui marmi del pavimento e dei gradini dell'altare. Ripresosi Pietro dallo sbigottimento, accompagnato dai canonici di Santa Cristina e dai testimoni del prodigio, si recò nella vicina Orvieto dove temporaneamente soggiornava con la sua corte papa Urbano IV, al quale confessò il suo dubbio chiedendo il perdono e l'assoluzione. Il sommo pontefice inviò subito a Bolsena, Giacomo, vescovo di Orvieto, accompagnato, secondo la leggenda, dai teologi Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, per verificare il fatto e portare fino a lui le reliquie. Al ponte di Rio Chiaro, oggi ponte del Sole, avvenne l'incontro tra il vescovo, che tornava da Bolsena con le reliquie del miracolo, e il papa che, con il clero orvietano, i dignitari della sua corte e una grande folla agitante rami di ulivo, gli si era processionalmente recato incontro. Genuflesso, Urbano IV ricevette l'ostia e i lini intrisi di sangue, e li recò, tra la commozione e l'esultanza di tutti, nella cattedrale orvietana di Santa Maria, e dopo averli mostrati al popolò, li pose nel sacrario. Del prete teutonico non si seppe più nulla. Nello stesso tempo, durante la permanenza di Urbano IV a Orvieto, venne istituita dal pontefice la solennità del Corpus Domini con la bolla Transiturus de Hoc Mundo, l'11 agosto 1264 per il patriarcato di Gerusalemme e l'8 settembre per la chiesa universale, e fu affidato a Tommaso d'Aquino il compito di stendere officiatura e messa per la nuova festività, stabilendo che questa venisse celebrata il giovedì dopo l'ottava di Pentecoste. È lo stesso Urbano IV a dirci che in Orvieto con tutti gli arcivescovi e vescovi e gli altri prelati delle chiese dimoranti nella sede apostolica, abbiamo solennizzato la detta festa, per offrire un salutare esempio ai presenti e ai lontani che avrebbero sentito parlare della celebrità di questo grande giorno.”.


Nel Medioevo fu teatro di scorrerie di Longobardi e Saraceni, nonché di guerre fra Bolsena e i comuni limitrofi, tutti eventi che ne determinarono la decadenza. Con il ritorno a Roma del trono pontificio si ha un lungo periodo di quiete che consente una ripresa economica e dei traffici. Sarà solo nel 1871 che l’area del lago entrerà a far parte del Regno d’Italia, ma i primi anni non saranno sereni perché la zona verrà caratterizzata dal brigantaggio, debellato il quale iniziò una fase di progressiva, lenta, ma costante, crescita.

L’aspetto turistico è saliente, perché hotel e campeggi sono in funzione della balneazione, ma sarebbe riduttivo considerare interessante una visita solo per fare un bagno o prendere un po’ di sole, perché di cose da vedere ce ne sono non poche e anche di interessanti. Al riguardo un piccolo excursus su quelle che considero più che raccomandabili:

- la rocca Monaldeschi della Cervara a Capodimonte, eretta fra il XIII e il XXIV secolo dagli Orvietani, passò poi alla famiglia Monaldeschi; al suo interno c’è il museo territoriale di Bolsena, importantissimo per comprendere come Bolsena nei secoli si sia adattata alle variazioni territoriali;

- Marta è una piccola cittadina sul lago con un grazioso porto, tutto da scoprire;

- a Bolsena la basilica di Santa Cristina e le sue catacombe;

- a Montefiascone la Rocca dei Papi;

- a Capodimonte la Rocca Farnese;

- a Gradoli il Palazzo Farnese;

- a Grotte di Castro le “Cento camere”, grandiosa necropoli etrusca.

Fra un bagno e l’altro, quindi, è possibile visitare i numerosi centri rivieraschi non trascurando una puntata anche ad alcune città limitrofe, come le splendide Civita di Bagnoregio e Orvieto.

Le strutture ricettive sono adeguate e quindi non è un problema il soggiorno, tranne nei periodi di punta; in zona poi i ristoranti sono numerosi e la ristorazione è eccellente, come pure i vini, alcuni dei quali notissimi come l’est est est di Montefiascone e l’Orvieto.



Come arrivare

Il lago di Bolsena dista circa 40 km dalle coste del mar Tirreno, 50 km dal monte Amiata e poco più di 100 km da Roma. Il lago è facilmente raggiungibile in auto attraverso l’autostrada del Sole A1, dalla SP lago di Bolsena e dalla strada statale Aurelia SS1 e dalla statale Cassia SS 2. Per chi preferisce viaggiare con i mezzi pubblici, il bacino vulcanico è raggiungibile con il treno facendo scalo a Orvieto, Viterbo e Zepponami per poi proseguire con l’autobus. L’aeroporto più vicino è quello di Roma Fiumicino che dista circa 125 km, mentre il porto più importante nella zona dista 60 km e si trova a Civitavecchia.



Fonti: wikipedia; Lago di Bolsena; Lazio nascosto; Basilica S. Cristina – Santuario del Miracolo Eucaristico.



Le fotografie a corredo dell’articolo sono state reperite in diversi siti Internet.

 
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