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  Recensioni  »  La stanza delle mele, di Matteo Righetto, edito da Feltrinelli 14/10/2022
 
La stanza delle mele

di Matteo Righetto

Feltrinelli Editore

Narrativa

Pagg. 240

ISBN 9788807034909

Prezzo Euro 18,00



Peccato per la seconda parte



Strano libro La stanza delle mele, strano perché secondo me passa da una condizione di atmosfera magica, quasi surreale, a una contemporaneità marcata, che ha squarciato quel velo di mistero e di fiabesco che così bene era stato realizzato.

La vita di questa famigliola, due nonni e i tre nipoti orfani, in particolare di uno, Giacomo, ha un profumo di antico, di tradizioni, di coesistenza con la natura rara a incontrarsi. E poi c’è la passione del ragazzino per l’arte di scolpire il legno, diffusa sulle Dolomiti, ma che per lui rappresenta anche l’evasione dalla dura realtà di ogni giorno, che lo vede spesso punito, non di rado con bastonature, dal nonno che non gli vuol bene, supponendolo frutto di una relazione extraconiugale. A ciò si aggiunga il mondo di una piccola comunità montana, con le leggende, con la religiosità sempre bigotta e il misticismo riscontrabile nel paesaggio, tutti elementi assai pregevoli e ben resi, al punto che avrei preferito che il romanzo finisse con la morte della nonna, e non ci fosse una seconda parte proiettata in un tempo attuale, così lontano da quello della prima, dove tutto era apparentemente fermo con l’immutabilità dei sentimenti, dei rapporti familiari, nella dura fatica di ogni giorno.

Secondo me il mistero dell’uomo trovato impiccato da Giacomo nella notte del temporale sarebbe dovuto rimanere tale, nell’incertezza che fosse esistito veramente e non fosse stato invece creduto come il parto della fantasia di un ragazzino, inviato dal nonno nel bosco a riprendere la roncola che il vecchio aveva dimenticato.

Con la seconda parte l’alone di magia così ben realizzato si è sciolto come neve al sole, dando luogo a sviluppi della vicenda tutto sommato scontati. Si è cercato in particolare di vedere una condizione psicologica che attanagliava Giacomo ormai da tempo adulto e che solo con la scoperta della verità avrebbe impresso alla sua vita quella completezza invece mancante. Ne valeva la pena? Secondo l’autore evidentemente sì, secondo me invece no per i motivi che ho prima esposto. Beninteso non è che il romanzo sia da buttare, perché si lascia anche piacevolmente leggere, ma dispiace vedere gettato alle ortiche il piccolo capolavoro della prima parte.



Matteo Righetto (Padova, 29 giugno 1972) è docente di Lettere, vive tra Padova e Colle Santa Lucia (Dolomiti). Ha esordito con Savana Padana (TEA, 2012), seguito dai romanzi La pelle dell’orso (Guanda, 2013), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini, Apri gli occhi (TEA, 2016, vincitore del Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo) e Dove porta la neve (TEA, 2017). Per Mondadori ha scritto la “Trilogia della Patria” e, insieme a Mauro Corona, il “sillabario alpino” Il passo del vento (2019). La sua trilogia è diventata un caso letterario internazionale con traduzioni in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Germania, Olanda. Per il teatro ha scritto Da qui alla Luna, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e portato in scena da Andrea Pennacchi, e per il web L’anno dei sette inverni. Nel 2019 ha ricevuto il Premio Speciale Dolomiti UNESCO. Per Feltrinelli ha scritto I prati dopo di noi (2020) e La stanza delle mele (2022).



Renzo Montagnoli

 
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