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  Letteratura  »  L’incontro, di Vincenzo Cerami, edito da Mondadori e recensito da Patrizia Fazzi 10/05/2022
 
L’incontroVincenzo Cerami – Mondadori – Pagg. 237 – ISBN
9788804561798Euro 9,50



L’incontro” è il titolo del libro di Vincenzo Cerami, edito da Mondadori, 2005 e premiato da un buon successo di critica e pubblico. Ma tra chi avviene “l’incontro” a cui il titolo allude? Sta proprio in questo la forza del libro e l’astuzia narrativa del poliedrico autore, che in quest’opera sfodera tutta la sua maestria di inventore e organizzatore di trame, mai come in questo caso oltre la banalità. Due sono i protagonisti della vicenda, diversissimi tra loro, l’uno fino allora ignaro dell’altro, eppure attirati reciprocamente da una strana “caccia al tesoro” sul filo del gioco enigmistico, scaturito da un lungo indovinello in versi in cui Cerami rivela anche grande perizia nella costruzione di anagrammi, sciarade, rebus e altri sofisticati giochi di parole.

Il racconto si tinge vagamente di giallo, con accenni al poliziesco, anche se in realtà il vero detective è Lud, un giovane studente di Statistica appassionato di enigmi, che accetta la sfida casualmente trovata in una strana rivista, decifrando lentamente un lungo misterioso componimento e inseguendo con caparbietà la sua soluzione, con una sagacia degna di Hercule Poirot . Solo che il retroscena che pian piano si svela ai suoi occhi non è quello un po’ edulcorato e stereotipato di altre note signore del giallo, ma è, per dirla con l’autore, “roba umana, con le sporcature e le indecenze dell’esistenza vera” ossia lo scenario ancora vibrante degli anni di piombo con le sue contraddizioni e vittime, con i suoi strascichi di dolore, i suoi perché irrisolti, che nella mente e nell’anima di un suo protagonista, Sandro Bulmisti, accademico di fama di cui non si hanno più notizie, continuano a suscitare un’eco di profonda sofferenza e indignazione, fino a indurlo ad una sorta di originale rivalsa.

Ma il fascino del libro, nuovamente implicito e richiamato dal titolo, oltre che nell’appassionante ricerca e decifrazione dell’enigma in versi che coinvolge il lettore stesso a cimentarsi con sottili bisensi seguendo il giovane Lud nelle sue peregrinazioni intellettuali e spaziali, consiste proprio nella scoperta che il ventenne attua di una cultura letteraria, cinematografica, storica e sociale da lui fino ad allora ignorata : un panorama di personaggi che va da Pasolini a Bertolucci , da Keats a Truffaut, da Che Guevara a Fellini da Yul Brunner a Steve MacQueen, da Belli a Wilde… Poesia, cinema, arte, storia, tutto è messo in gioco per la caccia al rifugio di Bulmisti e quindi lo studente è costretto, quasi suo malgrado, a fare i conti non solo, come lui dice , con i “significanti” ma anche con i “significati”, a leggere e a conoscere, non più come in un “puro” gioco enigmistico, pagine e protagonisti della cultura universale che gli aprono uno scenario nuovo, lo scuotono, almeno per un attimo, dal suo torpore, dalla sua disincantata visione di giovane del 2000… Quanto più Lud cerca di muoversi nei confini della razionalità, tanto più si scontra con i sentimenti: lui che gestisce, d’accordo con la compagna Mara, uno strano rapporto amoroso basato sull’autocontrollo emotivo più che sulla passione lacerante, si trova a contatto con la morte, con “l’odore di fazzoletti bagnati, di sudori,…sente l’eco di “singhiozzi, urla, sirene d’ambulanze”.

Eppure Lud non rinuncia alla sfida, percorre chilometri, incontra amici e familiari del misterioso Mobius, pseudonimo dell’autore dell’enigma, ne cerca le tracce nel suo ambiente di lavoro, tenta ogni mezzo per stanarlo.

La soluzione arriverà, puntuale come in ogni intrigo che si rispetti, ma, come spesso nelle sceneggiature abilmente costruite da Cerami - che tra l’altro compare come personaggio in un simpatico e autoironico cammeo – sarà imprevista e niente affatto consolatoria: i nodi della giustizia rimangono irrisolti, la corazza di autodifesa del giovane si intacca ma non si sblocca del tutto, vince piuttosto la saggezza quasi serena dell’anziano docente.

Rimangono ancora molti aspetti dell’opera da sottolineare e tra questi l’acutezza di certi passaggi, la profondità di analisi dell’animo umano e degli eventi storici che emerge da certe affermazioni disseminate nel libro, quasi nascoste dietro il susseguirsi vivace della trama, ma che testimoniano la serietà assoluta con cui lo scrittore romano guarda alla vita e alla scrittura come espressione totale: “la nostra vita è piena di sotterranei” si legge a pag.118 ed è in questo abisso che Vincenzo Cerami da anni si affaccia con stile graffiante e lieve, gradevole e aspro, convinto che la “bellezza” non sempre coincida con la superficie levigata, ma con la ricerca delle verità, anche scomode.


Patrizia Fazzi




 
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